MotoGP, le alette aerodinamiche richiedono sforzo fisico

Dani Pedrosa
Dani Pedrosa (©Getty Images)

Vice Presidente HRC Shuhei Nakamoto ha svelato il segreto del perché la RC213V di Dani Pedrosa non ha le alette aerodinamiche e ha svelato il progetto di una Honda dinamicamente perfetta costruita in passato ma mai utilizzata per questioni fisiche.

La vittoria fulminante di Dani Pedrosa a Misano ha spinto alcuni “esperti” a trovare nella mancanza di alette il segreto della sua performance sorprendente, ma il vero motivo è da ricercarsi solo nella sapiente strategia della scelta delle gomme. Solo al Red Bull Ring in Austria Daniel ha montato le alette, in quanto si trattava di un circuito composto da molti rettilinei e poche curve. Ma ricordiamo che dal prossimo campionato saranno vietate da regolamento, con grande dispiacere della Ducati che aveva investito molto su questa novità.

Le difficoltà fisiche dell’aerodinamica

A rendere più chiara la situazione ci ha pensato Shuhei Nakamoto in un’intervista a Speedweek.com: “Più di 20 anni fa abbiamo costruito la moto aerodinamicamente perfetta per la Honda. L’abbiamo provata a Suzuka e sono stati più veloci di un secondo rispetto alla moto che abbiamo usato in gara. Nessuno, tranne i tecnici Honda, l’hanno vista. E no, questa macchina non è mai stato presa in considerazione perché non è stato possibile metterla in pista”. Il motivo dell’abolizione del progetto non è dovuto al regolamento, bensì all’impossibilità di gestire una moto simile da parte dei piloti: “La moto era una sfida fisica incredibile. Sì, la moto era veloce, molto veloce, ma nessun driver poteva gestirla per più di due giri alla volta. E tra l’altro è stata la moto più brutta che abbia mai visto in vita mia”.

Di conseguenza l’effetto aerodinamico ha un impatto diretto sullo sforzo fisico del pilota e questo spiega perchè Dani Pedrosa preferisca non montare le ali aerodinamiche e perchè spesso Dovizioso e Iannone abbiano difficoltà a gestire la Desmosedici soprattutto nelle fasi finali. Discorso diverso per il circuito austriaco dove sono presenti solo dieci curve e lunghi rettilinei, un layout che ha offerto uno scenario ideale per la Ducati e ha permesso a Pedrosa di usare le ali sulla sua moto. Silverstone, invece, con quasi il doppio delle curve e un layout con cambi impegnativi di direzione è stato un calvario per Iannone e Dovizioso e buona parte delle responsabilità sono da addebitarsi anche alle alette.