Alex Zanardi: “Io diverso dai grandi sportivi come Valentino”

Alex Zanardi (© Getty Images)
Alex Zanardi (© Getty Images)

Dalle auto da corsa al paraciclismo: l’evoluzione – umana e sportiva – di Alex Zanardi è stata lunga e dolorosa, ma anche ricca di soddisfazioni. E offre un messaggio positivo per tutti noi.

Ora che stanno iniziare le Paralimpiadi, in programma a Rio de Janeiro dal prossimo 7 settembre, è impossibile non pensare alla foto di Alex Zanardi scattata dopo la vittoria del suo primo oro nell’edizione 2012, con l’atleta a terra sulle gambe che non ci sono più, le braccia forti in aria a sollevare la bici come fosse una piuma e lo sguardo di assoluto trionfo. Il Comitato Paralimpico Internazionale l’ha appena postata sulla sua pagina Facebook per rilanciare i Giochi 2016, facendo del 49enne italiano il proprio testimonial internazionale, e definendo quell’istantanea “una delle immagini più iconiche” della competizione.

“Non ho posato per quello scatto, è stato un caso, ma ne sono molto orgoglioso: è davvero potente”, dice Zanardi al Corriere della Sera. “Per quanto sia fiero del mio oro, so che in quell’immagine c’è molto di più”, aggiunge. A dargli la carica è anche l’affetto e il sostegno della gente. “Mi scalda il cuore che non mi sentano solo come uno sportivo – confida – , perché gli sportivi, anche quelli grandi, da Maradona, ad Alberto Tomba a Valentino Rossi, comunque un po’ dividono. Invece la gente vuole vedere in me qualcosa di diverso. E non me ne lamento, eh. Anzi: me ne compiaccio”.

Il terribile incidente che gli cambiò la vita a Lausitz in Germania, nel 2001, gli ha insegnato che “guardare qualcuno che ottiene un grande risultato significa entrare nel percorso che l’ha portato ogni giorno a mettersi in gioco e fare il meglio che poteva. Ti fa dire: lo posso fare anch’io. Ancora di più se sei di fronte a uno che è partito senza gambe, braccia, vista o con un handicap mentale. Ti fa capire che quello che conta è il desiderio: se hai davvero deciso dove andare, l’ultimo tuo problema è diventare campione. Ti basta fare quella cosa lì. E magari diventi anche campione, l’entusiasmo è una spinta forte”.

Zanardi non si nasconde dietro una finta modestia. “Ho la capacità di sapere dove voglio andare – dice – . Quando ho lasciato l’automobilismo per fare le gare contro i disabili tutti hanno pensato che fossi pazzo. Poi c’è stata Londra”. Lui voleva solo “andare in bicicletta e farlo bene”. “Per riuscire a spingersi sempre un po’ più in là in allenamento – conclude – , per quella gocciolina di sudore che ti solca la fronte, per le implicazioni tecniche che fanno la quadra con la mia passione da bricoleur”.