Carlo Pernat
Carlo Pernat (foto Facebook)

Carlo Pernat è una figura autorevole nel paddock del Motomondiale. E’ stato ed è tuttora un manager con fiuto per i grandi talenti italiani.

In passato nella sua scuderia ci sono stati piloti come Max Biaggi, Loris Capirossi, Marco Simoncelli e Valentino Rossi. Non proprio gente qualunque. E attualmente assiste Andrea Iannone, reduce dalla prima vittoria in MotoGP al Red Bull Ring (Austria). Adesso spera che il centauro di Vasto vinca altre gare, così da aumentare il rimpianto della Ducati. Poi in ottica 2017 bisognerà vedere se la Suzuki, moto su cui salirà, si rivelerà vincente. Non c’erano altre opzioni per lui, dopo il divorzio con Borgo Panigale. Però la casa di Hamamatsu sta compiendo progressi e pertanto il pilota può essere ottimista in prospettiva.

 

Carlo Pernat racconta Valentino Rossi

In un’intervista concessa recentemente a La Gazzetta dello Sport il manager genovese ha avuto modo di parlare proprio dei suoi celebri assistiti. Su Max Biaggi, Loris Capirossi, Marco Simoncelli, Valentino Rossi e Andrea Iannone ha raccontato aneddoti e spiegato pregi e difetti. Proponiamo uno stralcio riguardante gli ultimi due piloti menzionati.

Carlo Pernat ha ricordato innanzitutto come conobbe Valentino Rossi: «Il papà Graziano e tanti altri mi martellavano per vederlo e quando me lo trovai in pista a Misano, nel ’95 in una gara 125 Sport Production, sono stato fulminato: usava la moto come una bici, con traiettorie da pazzo. Sembrava Schwantz. Gli feci subito un triennale, con cifre già fissate, mettendoci la faccia davanti alla resistenze dell’Aprilia e di Ivano Beggio. Capii che era incredibile, ma mai avrei immaginato cosa sarebbe diventato. È una leggenda, quindi senza eredi: simpatico, spontaneo, talentuoso e smaliziato».

Successivamente ha indicato la qualità più importante del Dottore: «La curiosità. Fin da piccolo chiedeva di ogni cosa: marmitte, sospensioni, motori, ma anche notizie, carattere e interessi di chi gli stava attorno. Tremila domande, su tutto. Poi è fedelissimo ai suoi amici e affetti stretti: guai a toccarglieli». E non mancano i difetti nel nove volte campione del mondo: «Tecnicamente forse il primo giro alla Biaggi, ma non lo ha mai cercato più di tanto; umanamente, invece, gli è mancato l’altruismo alla Capirossi. Vale al di fuori del suo cerchio magico è menefreghista: degli altri non si cura e forse è per questo che è sempre rimasto se stesso».

Carlo Pernat racconta Andrea Iannone

Il manager ligure su Andrea Iannone ha raccontato in primis come è scoccata la scintilla: «Mi piaceva, mi sembrava la fotocopia di Stoner per la stessa velocità naturale e l’attitudine, fin dagli inizi, a cadere e vincere con la stessa facilità. Gli ho fatto firmare il contratto cinque anni fa, quando l’ho portato alla Ducati Pramac: scommetto che vincerà il Mondiale perché uno che dà così tanto gas, non può non riuscirci».

Poi si è passati a indicare i suoi pregi migliori: «La lealtà. È aperto, dice le cose in faccia, ma diventa una furia se tramano alle sue spalle. Poi è di una precisione maniacale su tutto, dalla regolazione della moto alla sua scrivania: vuole la maglietta piegata lì, i tappi allineati qui, il bicchiere là. E guai se non è così». Infine Carlo Pernat evidenzia una dote che probabilmente manca al suo assistito: «La leggerezza di Capirossi nell’affrontare i week end di gara: Andrea fuori dalla pista è una persona divertente, ma quando è in circuito si annulla, l’impegno agonistico si trasforma in lavoro, e lui si concentra solo su quello. Forse è un limite, ma potrebbe essere anche una forza. Tecnicamente dovrebbe imparare un po’ di strategia da Rossi, anche se in Austria ha vinto proprio di tattica».