Esclusiva – Foti (Aruba Racing): “Ducati da titolo. Melandri, sfida vincente”

Serafino Foti
Serafino Foti (Foto Ducati.it)

Il team Aruba Racing Ducati è senza dubbio uno dei più importanti del campionato Superbike. In questi due anni è stato tra i protagonisti del Mondiale, risultando la seconda forza dietro la fortissima Kawasaki.

Una squadra in crescita, che probabilmente con qualche caduta in meno di Chaz Davies potrebbe essere ancora in lotta per il titolo 2016. Il pilota gallese è stato confermato anche per le stagioni 2017 e 2018. Al suo fianco, però, non ritroverà Davide Giugliano, come avvenuto invece nelle ultime due. Infatti il posto del romano sarà preso da un altro rider italiano, ovvero Marco Melandri. Proprio ieri c’è stato l’annuncio ufficiale di questo cambiamento.

 

Tuttomotoriweb.com intervista Serafino Foti di Aruba Ducati

La redazione di Tuttomotoriweb.com ha voluto intervistare Serafino Foti, team manager di Aruba Racing Ducati Superbike, per approfondire alcuni temi relativi alla stagione in corso e al futuro della squadra italiana.

Partiamo con i due giorni di test svolti a Lausitzring, in Austria, sede del prossimo Gran Premio a settembre. Come è andato?
“Il test è stato effettuato principalmente per consentire ai piloti di imparare il circuito. E’ dal 2007 che non si corre lì. Giugliano ci aveva già corso nella Superstock nel 2006-2007, mentre per Davies è una novità. Diciamo che lo scopo era quello soprattutto, ma anche proseguire nel nostro lavoro di sviluppo, perché abbiamo sempre delle novità da provare. Il test è andato abbastanza bene. Abbiamo portato a termine il lavoro previsto. I nostri pilori erano soddisfatti. Ovviamente non avendo la Kawasaki come riferimento, capiremo solo a settembre se i nostri tempi sono stati buoni”.

Che bilancio traccia del campionato 2016 del team?
“Dobbiamo essere soddisfatti. Purtroppo abbiamo lasciato dei punti per strada con le cadute, però analizzando la stagione in quasi ogni gara abbiamo lottato per vincere. Credo che il nostro bilancio sia positivo, anche considerando che ci scontriamo con avversari molto forti. Il pacchetto Rea-Sykes-Kawasaki è fortissimo. Giocarsi la vittoria ogni week-end significa essere a pari livello come prestazioni. Sfortunatamente, dopo Donington, Chaz è caduto tre volte perdendo punti pesanti. Questa è stata la causa dell’allontanamento dalla vetta del Mondiale. Senza le cadute saremmo in lotta per il titolo. Comunque abbiamo dimostrato di essere competitivi”.

Cosa vi manca per battere la Kawasaki?
“Oggi il 4 cilindri è normale che abbia qualcosa di più a livello di potenza. Dovremmo avere una cilindrata maggiore per essere in linea con loro. Paghiamo ancora un po’ sotto questo aspetto. Stiamo lavorando tanto, cercando di colmare questo divario. Però, ripeto, senza cadute ce la giocheremmo con Kawasaki ora”.

Un giudizio sulla stagione di Chaz Davies e cosa vi ha spinti a confermalo.
“Lui è una garanzia, è un nostro valore aggiunto. Ha vinto 9 gare con la Panigale ed è sempre lì ogni gara. Non abbiamo mai avuto dubbi sulla conferma. Oltre ad essere un grande pilota, è una bravissima persona ed è bello lavorare con lui. Dobbiamo fare in modo di dargli il miglior pacchetto possibile per poter vincere sempre. Questo è l’obiettivo”.

Passiamo a Davide Giugliano. Un giudizio su di lui e i motivi della separazione.
“Sta facendo una bellissima stagione. Togliendo i primi tre, lui è lì in quarta posizione. Quando siamo a posto, lui è il quarto che lotta con loro e non è da meno. Per velocità e talento può essere paragonato a quel trio. Gli è mancato un pizzico di continuità, anche se quest’anno è migliorato. Con lui lavoreremo fino alla fine dell’anno con l’obiettivo di fargli vincere la prima gara in Superbike. Per quanto riguarda la scelta di cambiare, essa viene sempre presa da un gruppo di persone e per una serie di fattori. Questa scelta va accettata, portata avanti e siamo sicuri di aver fatto bene a prenderla. Magari sarà un arrivederci, perché con Davide siamo in ottimi rapporti, gli vogliamo bene e gli auguriamo di trovare una buona sistemazione”.

Veniamo a Marco Melandri. Quando è nata l’idea di ingaggiarlo? E perché la scelta è ricaduta su di lui?
“Abbiamo valutato più opzioni, com’è normale che sia. Tra le ipotesi c’erano Giugliano stesso,  Melandri, Bradl, Van der Mark e Laverty. Poi la lista si è assottigliata a due piloti verso il World Week Ducati di inizio luglio. Successivamente abbiamo deciso di ingaggiare Marco. E’ uno dei piloti più vittoriosi in Superbike. Ha vinto 19 gare con tutte le moto su cui è salito. Io lo conosco bene, l’ho avuto in BMW Italia. E’ vero che non ha mai vinto il titolo, ma non ha neppure avuto la continuità ogni anno di rimanere dov’era. Se con Aprilia avesse fatto il secondo anno, sarebbe andata in maniera diversa. Non è un pilota bollito. Se torna a correre è perché ha una forte motivazione. Ne sono certo, non vuole fare da comparsa. Marco lotterà con il podio costantemente. Lui a livello mediatico è forte e può aiutare anche il campionato Superbike. Fa bene la presenza del suo nome nel Mondiale. Per noi è una sfida che vogliamo vincere. Siamo convinti della nostra decisione”.

Quali sono gli obiettivi per il finale di campionato e per il futuro?
“Adesso vogliamo vincere più gare possibili, oramai non guardiamo la classifica. Faremo il massimo per battere Kawasaki più possibile. E ovviamente cercheremo di far vincere la prima gara in SBK a Giugliano, dandogli il massimo supporto. Per il 2017 poi vogliamo lottare fino all’ultimo per il titolo. Già quest’anno potevamo farlo, ma pesano gli zero che abbiamo collezionato”.

Infine, visto che la Superbike è un ambiente spesso criticato, chiediamo cosa si potrebbe fare per migliorarlo.
“Non sono d’accordo con tutti questi allarmismi. Basterebbe un po’ più di positività, soprattutto a livello di media. Questo è il primo punto. In secondo luogo, bisogna discutere sul format. Quest’anno per alcuni versi andava bene e per altri no. La novità ha destabilizzato. Bisogna cercare elementi costruttivi per migliorare, discutendone. Non va bene massacrare la Superbike”.

 

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)