Incidente ferroviario in Puglia, la verità nelle scatole nere

(© Getty Images)
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Si continua a scavare tra le lamiere e i resti dei due treni delle Ferrovie del Nord barese che ieri, alle 11.30 di mattina, si sono scontrati sul tratto a binario unico tra Corato e Andria. Al tempo stesso proseguono le attività di indagine per far luce sulla dinamica dell’incidente.

Il bilancio aggiornato delle vittime è di 27 vittime (23 le persone identificati, 4 i dispersi) e 24 feriti ancora ricoverati, otto dei quali in gravi condizioni. Si lavorerà ad oltranza tra i detriti dei treni – fanno sapere le autorità – anche perché in assenza di un elenco dei passeggeri, solo proseguendo con l’ispezione dei rottami si potrà accertare il numero definitivo delle vittime di questo drammatico incidente ferroviario. Sono una cinquantina i vigili del fuoco al lavoro che, assieme agli altri soccorritori, hanno continuato a tagliare e spostare le lamiere dei due convogli.

Intanto la Polfer di Bari ha recuperato entrambe le scatole nere dei due treni coinvolti nella tragedia. Sono considerate dagli investigatori di primaria importanza per lo sviluppo delle indagini: da queste infatti sarà possibile determinare l’esatta velocità cui andavano i treni e ricostruirne tutti i movimenti prima del tragico impatto. La Polfer ha anche sequestrato già da martedì nelle stazioni di Andria e Corato la documentazione che potrà essere utile per capire se effettivamente ci sia stato un errore nella segnalazione di partenza da una delle stazioni interessate. La procura di Trani ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario e ha costituito un apposito pool di magistrati per le indagini. L’ipotesi prevalente è quella di un errore umano, ma saranno valutate tutte le piste – compresa quella del guasto.

Nelle ultime ore sono emersi anche ulteriori dettagli sull’accaduto. Ricordiamo che l’incidente è avvenuto ieri mattina poco dopo le 11, al chilometro 51 della linea gestita dalla società privata Ferrotramviaria. Uno dei due convogli era partito da Corato diretto ad Andria e l’altro, viceversa, proveniva da Andria e andava in direzione Corato. A bordo solitamente ci sono, oltre a pendolari e studenti, anche molti passeggeri che devono raggiungere l’aeroporto di Bari Palese. L’impatto tra i treni, che viaggiavano ad una velocità di 100-110 km all’ora, è stato violentissimo. I vagoni sono stati letteralmente sbriciolati, pezzi di lamiere sono volati per decine di metri tra gli ulivi della campagna pugliese, ai lati dei binari. Un treno è rimasto con soltanto due vagoni pressoché intatti; nell’altro si è salvato solo l’ultimo, quello di coda.

Secondo quanto si apprende, erano due i treni delle Ferrovie del Nord Barese provenienti da Corato e diretti verso nord e uno di questi due convogli viaggiava con qualche minuto di ritardo: tale circostanza potrebbe aver indotto il capostazione di Andria a dare il via libera al treno fermo in stazione. Il convoglio, circa dieci minuti dopo la partenza da Andria, si è scontrato con il treno proveniente da Corato. “L’unica stazione di incrocio è quella di Andria. Quel treno che scendeva da Andria, lì non ci doveva essere” ha dichiarato “a caldo” il direttore generale di Ferrotramviaria, Massimo Nitti. “I macchinisti non si potevano vedere – ha aggiunto – perché la disgrazia è stata anche quella di trovarsi faccia a faccia all’uscita di una curva, probabilmente non hanno neanche provato a frenare” spiega Nitti.

L’indagine della Procura di Trani sull’incidente ferroviario dovrà accertare non solo chi ha sbagliato, ma se chi ha sbagliato è caduto in errore da solo o se è stato indotto in errore da altri. E dovrà verificare l’adeguatezza del sistema di controllo rispetto alle norme in vigore, e i tempi del raddoppio della tratta e di ammodernamento del sistema di controllo del traffico. Il progetto di raddoppio della linea ferroviaria Bari-Barletta, gestita da Ferrotramviaria, previsto sin dal 2008, doveva concludersi entro il 2015, ma finora si era fatto ben poco.

“Il binario unico di per sé non è fonte di disagio e potenziale disastro, il punto sono i controlli”, ha dichiarato il viceministro del Trasporti, Riccardo Nencini, annunciando l’apertura di un’inchiesta anche da parte del ministero in un’intervista trasmessa da Rainews24. “Vigeva il sistema vecchio del controllo telefonico”, spiega Nencini, e “la mancanza di automazione è stata probabilmente una delle cause di una tragedia disastrosa”. Nencini fa presente che ci sono 9 mila chilometri a binario unico gestiti da Ferrovie dello Stato, un tratto “che va da Nord a Sud” ed è “decisamente sicuro” perché è stato automatizzato.

“La sicurezza della tratta coinvolta dall’incidente è regolata tramite consenso telefonico che lascia interamente all’uomo la gestione ed è tra i sistemi meno evoluti e più a rischio di regolazione della circolazione ferroviaria”, ha spiegato invece il ministro Graziano Delrio durante la sua informativa alla Camera. Delrio ha aggiunto che il sistema a binario unico non necessariamente è a rischio aggiungendo una precisazione: “Anche binari unici sono molto sicuri quando sono utilizzate tecnologie avanzate”. Il responsabile delle Infrastrutture e dei Trasporti ha poi sottolineato come “Ogni responsabilità è della società di gestione”. Nel riferire a Montecitorio, il ministro ha parlato della Ferrotramviaria come di una delle “società migliori del panorama italiano in termini di efficienza ed efficacia” insistendo sulla necessità di “non scaricare e responsabilità gli uni sugli altri, ma di trovare il modo di accelerare su ritardi accumulati” negli anni sul trasporto ferroviario regionale.