Empoli-Iran on the road: la spedizione di Angelo Zinna

Angelo Zinna (foto Facebook)
Angelo Zinna (foto Facebook)

Da Empoli all’Iran, andata e ritorno. E’ questa la spedizione che il viaggiatore-blogger Angelo Zinna racconta in un libro emozionante e avvincente, da leggere tutto d’un fiato.

Il giovane empolese, classe 1989 e già titolare del blog “Exploremore”, ha appena dato alle stampe Un altro bicchiere di Arak, edito da Villaggio Maori, frutto di un’avventura che lo ha visto attraversare una ventina di paesi in cinque anni in viaggio nel continente asiatico con mezzi pubblici o di fortuna.

Il protagonista del libro è però l’Iran. “L’Iran ha distrutto i miei pregiudizi, è stata un’avventura che non avevo programmato”, racconta Zinna ai colleghi della Nazione. “Ho incontrato gente di ogni categoria sociale e mi sono sempre trovato di fronte ad una grande curiosità nei miei confronti – spiega – . Alcune tra le persone più interessanti le ho conosciute viaggiando in autostop, da famiglie che mi avrebbero adottato per settimane a camionisti che raccontano la propria vita a gesti”.

Un racconto, quello di Zinna, che chilometro dopo chilometro sfata anche molti pregiudizi. “È stato interessante vedere come si sviluppano i rapporti sociali dietro le quinte – sottolinea l’autore – . L’alcol, ad esempio, è illegale, ma in molte case è comune. Così come l’approccio con l’abbigliamento, internet e i social media. Avere la possibilità di trovare persone pronte ad aprire le porte di casa è stata la mia fortuna più grande: niente è come appare dall’esterno”.

Il discorso vale anche per la condizione dell donne iraniane. “Camminando per le strade di qualsiasi grande città si nota facilmente una distinzione tra le donne che rispettano la tradizione e quelle più liberali – dice Zinna – : da come portano il velo a quanto si truccano”. “Ci sono idee contrastanti all’interno della popolazione e seppure possiamo essere tutti d’accordo che l’uguaglianza tra i sessi è ancora lontana c’è chi ne soffre di meno e chi ne soffre di più”, conclude. La strada da fare è ancora molta, ma aver trovato la bussola è già qualcosa.