Valentino Rossi: “Welkom 2004 la vittoria più importante”

Valentino Rossi
Valentino Rossi (©Getty Images)

Valentino Rossi nel 2003 prese una decisione che in pochi si aspettavano. Decise di lasciare la Honda, la moto migliore della MotoGP e con cui dominava, per andare in Yamaha.

A quei tempi la casa di Iwata non aveva un mezzo vincente e veniva costantemente bastonata dai cugini giapponesi. Era una azzardo salire sulla moto blu e lasciare quella carenata Repsol. Eppure il Dottore decise di accettare la sfida e dimostrò di avere ragione. L’ha vinta e così ha conquistato quattro titoli, raggiungendo quota nove totali. Nel 2015 è sfumato il decimo, ma la storia del pilota di Tavullia con questo team rimane speciale e indelebile.

Nel quarto e penultimo appuntamento con la web serie ‘Valentino Rossi: The Doctor Series’ si è parlato anche di questo argomento. Lin Jarvis, managing director Yamaha, ha rivelato: “Quando è arrivato la prima volta, ha detto una delle cose più importanti ‘Devo divertirmi!’. Ed è anche il motivo per cui ha lasciato il vecchio team, perché non si stava divertendo abbastanza. Stava diventando troppo un lavoro”.

Ai tempi della Honda c’era chi diceva che Valentino Rossi vinceva solo grazie alla moto. Ed era condannato a vincere, perché al primo passo falso veniva criticato. Lui ha voluto anche dimostrare di poter vincere altrove, con un mezzo sulla carta inferiore. Stupì tutti quando alla prima gara in sella alla Yamaha vinse nel 2004 in Sudafrica: “La gara più speciale è stata quella di Welkom nel 2004. La prima vittoria con la Yamaha. Penso che sia stata la vittoria più importante della mia carriera”.

Quel successo sulla pista sudafricana, dopo una battaglia con Max Biaggi, sorprese tutti. E Francesco ‘Uccio’ Salucci, storico amico del Dottore, ha raccontato un aneddoto. Queste le sue parole: “Quella moto era un po’ il Calimero, quella brutta. Quando Vale l’ha provata la prima volta, fece un run da sette giri e poi mi disse ‘Si può vincere con questa moto'”. E difatti Rossi poi ha vinto e continua anche ora ad essere competitivo, nonostante i 37 anni.