Caso Volkswagen: ecco l’alternativa low-cost alla class action

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Volkswagen (© Getty Images)

Dopo i recenti, clamorosi sviluppi della vicenda Volkswagen negli Stati Uniti, dove la Casa tedesca è pronta a riconoscere fino a 10.000 dollari ai proprietari delle vetture coinvolte nel Dieselgate, in Europa c’è chi pensa che il prospettato richiamo sia una soluzione troppo “comoda” per l’azienda, oltre a dubitare fortemente che le auto revisionate possano mantenere invariate prestazioni e affidabilità originali. E proprio per questo sta valutando l’ipotesi di fare causa al colosso di Wolfsburg.

Per i proprietari delle Volkswagen TDI con livelli di inquinamento fuori regola si prospettano diverse possibilità. Come noto, il gruppo tedesco suggerisce di aspettare (con grande pazienza, dato che il bubbone è esploso nell’ormai lontano settembre 2015) la lettera che li invita a portare la vettura in officina per l’aggiornamento del software della centralina elettronica (e la conseguente garanzia che le emissioni inquinanti saranno, da allora in poi, entro i limiti di legge). Ma non è prevista nessuna forma di risarcimento.

Diverse associazioni, tuttavia, stanno promuovendo azioni collettive di richiesta danni, e c’è anche chi, come l’associazione europea per la difesa dei diritti dei consumatori (Apdef), invita i proprietari delle turbodiesel incriminate a intentare delle cause singole, più rapide e spedite rispetto a una class action. Sotto la sigla dell’Apdef opera una rete di avvocati indipendenti, ma già esperti sul Dieselgate, che propongono agli interessati un “contratto” standard: 450 euro (dei quali 350 di tasse) per la notifica iniziale, e nessuna spesa extra in caso di esito negativo del procedimento. In caso di vittoria, invece, anche i 350 euro di tasse iniziali verrebbero rimborsati. Vittoria che, secondo il presidente dell’Apdef Francesc Rafanell, “è probabile quasi al 100%, perché la Volkswagen ha già ammesso di aver manipolato le centraline, e che le emissioni inquinanti sono fuori legge. Non c’è quindi bisogno di dimostrare nulla di fronte al giudice”.

Come procedere, dunque? “In sede civile – spiega Rafanell ai colleghi di AlVolante.it – ci sono tre azioni possibili. La prima consiste nel fare domanda di sostituzione del veicolo ‘taroccato’, ottenendone in cambio uno nuovo. Oppure, si può chiedere l’annullamento e/o la risoluzione del contratto di acquisto: la vettura sarà riconsegnata alla Volkswagen, che in cambio dovrà fornire un importo di denaro equivalente al valore attualizzato del veicolo, sommato al valore affettivo e agli interessi legali. Infine, si può fare una domanda di risarcimento, reclamando l’indennizzo per il danneggiamento causato dalle informazioni omesse dalla Volkswagen al momento della vendita”.

A tale proposito, gli avvocati dell’Apdef stanno pensando di chiedere una percentuale del valore attuale delle vetture incriminate (si parla del 70% delle quotazioni dell’usato) e i danni morali: una cifra che evidentemente potrà variare di caso in caso, ma di sicuro non inferiore a diverse migliaia di euro.