MotoGP, Vittorio Zito: “Io, 80enne sulla moto di Valentino”

Valentino Rossi
Valentino Rossi (©Getty Images)

“Stanno uccidendo il Motomondiale”. L’allarme è di quelli da non sottovalutare, tanto più che a lanciarlo è un passato campione delle due ruote come Vittorio Zito: classe 1931, originario di Bar, bolzanino d’adozione e oggi residente in Argentina, tra i pochissimi uomini al mondo rimasti a raccontare le gesta di un motociclismo che ormai non esiste più.

Intervenuto al Moto Club Ghiselli di Bolzano (di è il tesserato storico numero 1) in occasione del suo 85° compleanno, Vittorio Zito, che a suo tempo ha avuto l’onore e l’onere di sfidare nel Motomondiale giganti del calibro di Giacomo Agostini, Mike Hailwood, Carlo Ubbiali, James Redman e Umberto Masetti, ha raccontato la sua passione per le moto, sulle quali continua tuttora a correre, ricordando tra l’altro la storica vittoria della Milano – Taranto del ’57. “Una gara folle che si correva su strada, ma soprattutto sulla strada aperta al traffico! 1400 km da fare in un solo giorno, che vinsi alla media di 100 km/h – ha detto Zito intervistato dal quotidiano Alto Adige – . Se si pensa alle soste rifornimento e alle strade del tempo… i 230 km/h e oltre erano punte di velocità ordinarie Con gomme e telai oggi spaventevoli al solo sguardo”.

Impossibile poi non fare un cenno al memorabile scambio di moto con Valentino Rossi e Max Biaggi: “Quando provai la Yamaha di Biaggi e poi la più recente M1 di Valentino mi feci una decina di giri senza problemi, girando pure su buoni tempi, pur avendo ormai già 80 anni – dice – . Quando loro provarono la mia Ducati ufficiale del 1963 dopo un solo giro rientrarono ai box allucinati! Capirono tutta la pazzia che ci voleva per governare delle moto impossibili, su strada soprattutto”.

Non senza una punta di amarezza, Zito osserva che oggi del vecchio motociclismo non è rimasto “nulla”. Il Motomondiale, a suo dire, “lo stanno uccidendo piano piano, per questo nessuno se ne accorge. Girano troppi soldi, le moto sono imprigionate nell’elettronica e non esiste più rispetto per gli avversari. Noi in gara ci scannavamo, ma poi ci si abbracciava e si andava a donne insieme”. Anche se “ad ogni gara morivano almeno due o tre piloti… abbiamo anche pianto tanto”. Una lezione che ogni tanto farebbe bene rispolverare.