MotoGP, Carlo Pernat: “L’errore di Iannone? Non difendo l’indifendibile”

Carlo Pernat (Getty Images)
Carlo Pernat (©Getty Images)

Il tamponamento di Jorge Lorenzo a opera di Andrea Iannone, domenica scorsa sul circuito del Gran Premio di Catalunya, non è che l’ultimo di una serie di errori commessi quest’anno dal pilota di Vasto. A sostenerlo è il manager del ducatista in procinto di passare alla Suzuki, Carlo Pernat, personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni ai lettori di Tuttomotoriweb.

“Io non difendo l’indifendibile”, dice Pernat commentando l’episodio dell’altro ieri con i colleghi di “Tutti Convocati” su Radio 24. Insomma, secondo il manager ligure è inutile arrampicarsi sugli specchi. La responsabilità del ducatista nell'”incidente” con il maiorchino della Yamaha, con conseguente penalizzazione sulla griglia del prossimo GP d’Olanda, in cui Iannone partirà ultimo, è fuori discussione. “Iannone è un talento davvero esagerato – spiega Pernat – , il problema è che è nato in un team che era la sua famiglia, dove comandavano loro e la colpa non era mai loro ma degli altri. Quest’anno purtroppo siamo caduti in diversi errori”.

Il più grave non è stato però quello commesso nel corso della gara del Montmelò. “L’episodio in Argentina è stato un disastro totale – ricorda Pernat sempre ai microfoni di Radio 24 -, abbattere il tuo compagno di squadra nell’ultima curva quando sei secondo e terzo, neanche se mi danno un milione di euro dico che ci sta”. Quanto all’incidente di domenica, il manager tira in ballo una circostanza che va a parziale discolpa di Iannone. “Non è che difendo l’indifendibile – ribadisce – , però abbiamo saputo quando siamo andati a vedere la telemetria di Yamaha che ha avuto una decelerazione di 200 metri. Iannone questa decelerazione non è arrivato a capirla, non saprei, quando corri ci può stare”. Questione di sfumature, dunque. “Comunque – conclude – gli ho detto mille volte: stai lì, Lorenzo ha avuto tanti problemi, se gli stava dietro andava a finire che prima o poi in un modo o nell’altro lo avrebbe passato”. L’importante, come sempre, è che serva da lezione.