Scandalo Suzuki, errori sui test di consumi ed emissioni

Suzuki
Suzuki (©Getty Images)

Scoppia un altro scandalo per i test sui consumi ed emissioni non conformi alle norme e stavolta a finire nell’occhio del ciclone è la Suzuki. La casa nipponica ha dichiarato di aver rivisto tutti i suoi 16 modelli sul mercato e la vicenda non riguarda le auto vendute all’estero. Il presidente Osamu Suzuki ha chiesto pubblicamente scusa per l’accaduto, ma ciò non ha evitato alla’azienda di perdere il 9,4% alla Borsa di Tokyo, la peggior perdita in oltre sette anni.

Dopo la Mitsubishi un’altra casa giapponese finisce al centro di uno scandalo riguardante i consumi. Suzuki ha ammesso di aver riscontrato differenze tra i consumi reali e i test sulle emissioni. Ma le discrepanze non sarebbero legate ad alcun atteggiamento doloso, in quanto la casa di Hamamatsu ha negato di avere deliberatamente alterato i dati per far apparire le automobili più efficienti di quanto fossero in realtà.

Nella nota si rende noto che “non è stato trovato alcun illecito come la manipolazione di dati sull’efficienza di consumo del carburante. Sono state trovate alcune discrepanze nella emissione di automobili e nei test di efficienza di consumo tra il metodo di prova richiesto dal governo e quello che Suzuki ha effettuato”. In pratica la Suzuki fa sapere di aver effettuato la misurazione della resistenza all’avanzamento delle auto non nel prescritto ‘coasting test’ ma di averla ricavata in galleria del vento combinando altri dati.

Inoltre la casa giapponese fa sapere che i nuovi dati ottenuti con il metodo prescritto dalle autorità ha dato valori che restano comunque entro i limiti di legge. I modelli maggiormente interessati sono Suzuki Alto, Wagon R, Hustler, Spacia, Every, Carry, Jimny, Solio, Ignis, Baleno, SX4 S-CROSS, Swift, Escudo 2.4, Escudo e Jimny Sierra. L’annuncio di oggi arriva dopo che il Ministero dei Trasporti ha ordinato a tutte le case automobilistiche giapponesi di verificare con attenzione i metodi per i test sull’efficienza dei motori, sulla scia dello scandalo Mitsubishi emerso il 20 aprile scorso.