Danilo Petrucci, riabilitazione ‘no stop’ per esserci in Qatar

Danilo Petrucci
Danilo Petrucci (© Getty Images)

E’ trascorso meno di un mese dalla caduta di Phillip Island, ma Danilo Petrucci non si è mai arreso, nonostante lo stop forzato e l’intervento chirurgico alla mano destra per ricostruire le fratture scomposte al 2°, 3° e 4° metacarpo. Il pilota umbro sarà regolarmente in pista per il primo GP del Qatar grazie anche alle cure del dottor Michele Zasa.

La stagione 2016 della MotoGP sta per cominciare e Petrux ha sempre creduto in un repentino recupero, sin dai primi giorni successivi all’operazione. Non ha mai mollato la speranza, ha stretto i denti e giovedì sarà sul circuito di Losail in sella alla sua Desmosedici GP15, al fianco del neo compagno di squadra Scott Redding.

“Io ci ho sempre creduto e ho stretto i denti, una delle settimane più difficili, nella quale sono stato costantemente attaccato a qualche macchina o impegnato in esercizi di rieducazione – ha raccontato Danilo Petrucci a ‘La Gazzetta dello Sport -. Iniziavo alla mattina alle 9 facendo due ore di terapia, attaccato al Tecar (una macchina che sfrutta il calore per penetrare in profondità, favorendo la microcircolazione e ridurre l’edema), facendo linfodrenaggi, magnetoterapia e fisioterapia. E per recuperare il più velocemente possibile, la notte il mio fisioterapista, Marco Baglioni, mi attaccava a una macchina di magnetoterapia per favorire la saldature dell’osso. È stato tutto parecchio stressante, ho dormito pochissimo”.

Una corsa contro il tempo per non saltare la prima gara di una stagione che potrebbe riservare altre meritevoli sorprese, come il secondo posto di Silverstone dell’anno scorso, il suo primo podio in classe regina. Tutto merito anche del dott. Michele Zasa della Clinica Mobile che ha seguito la fase di fisioterapia

“La cosa importante sarà finire la gara senza danni, il primo pensiero è quello di non pregiudicare il campionato. Le ossa non sono ancora saldate benissimo, la mano è molto gonfia, tendini e muscoli sono compressi e quando provo a chiuderla è come se indossassi un guanto strettissimo – ha sottolineato il pilota del team Pramac -. Ma il tutore dovrebbe aiutarmi a limitare possibili danni”.