Scandalo pneumatici, Nokian ammette irregolarità nei test

Gomme auto
(©Getty Images)

Dopo lo scandalo dieselgate ad opera della Volkswagen gli automobilisti italiani e non solo potrebbero essere investiti dal nuovo scandalo pneumatici. Come fa sapere Federconsumatori “il quotidiano finanziario finlandese Kauppaleth ha accusato Nokian Tyres di aver fornito alle riviste specializzate pneumatici prodotti appositamente, con l’obiettivo di migliorare i risultati delle prove, ma non è tutto: sembra che questo iter vada avanti dal 2005”:

Il produttore finlandese di gomme ha ammesso che le “pratiche in materia di test sugli pneumatici non sono sempre state in linea con l’approccio sostenibile di Nokian Tyres” e che in passato l’azienda ha commesso degli errori. Ma non finisce qui, perchè vengono tirate in ballo molti altri marchi marchi di fama internazionale. Nokian Tyres fa sapere che “anche se le pratiche sono sostanzialmente migliorate nel corso degli anni, il management ha deciso di avviare un’indagine approfondita in materia nell’autunno del 2015. A seguito delle indagini, Nokian Tyres si è assicurata che eventuali atti illeciti legati ai test sono stati eliminati”. Di conseguenza prima si fa l’imbroglio, poi si svela, quando ormai sembra tardi…

Ma a pagarne il prezzo al momento è il marchio finlandese che ha visto crollare il prezzo delle azioni del 9% per poi recuperare qualche punto percentuale. Ma la prima ondata dello scandalo pneumatici ha rilasciato i primi effetti. Al momento a rimetterci economicamente sono sempre i consumatori, ma avanza l’idea che i test sulle auto, di qualunque genere, non debbano più essere affidati a dei semplici laboratori costruiti appositamente per manomettere i risultati dei test.

Nel frattempo la Nokia ha precisato che nel suo caso le modifiche ai prodotti sono state “minori” e che è stato tracciato un nuovo codice di comportamento per i test. Inoltre si suggerisce che la rivista o l’ente acquisti in proprio le gomme da testare per poi chiedere il rimborso eventuale all’azienda e che anche le altre aziende si adeguino alle nuove regole. Ma alcuni brand hanno già precisato di essere totalmente estranei ai fatti e di non aver necessità di cambiare le regole.