MotoGP, Giacomo Agostini: “Capisco il dispiacere di Valentino Rossi”

Giacomo Agostini (Getty Images)
Giacomo Agostini (© Getty Images)

 

Il Campionato 2016 della MotoGP sarà una sfida dalla posta in gioco decisamente alta, ma è il caso di affrontarla con calma e sangue e freddo, senza scaldare troppo gli animi. Così la pensa Giacomo Agostini, che dall’alto dei suoi 15 titoli iridati esprime l’auspicio di un Motomondiale “con altre grandi emozioni”.

 

Due campioni allo specchio

Il campione dei campioni delle due ruote, Giacomo Agostini, si aspetta una nuova stagione della MotoGP “emozionante, forse ancora di più di quella appena trascorsa, la più coinvolgente degli ultimi 10 anni”, come riporta l’Ansa. Il quindici volte iridato – un record assoluto – non teme però un bis della diatriba tra i Grandi della disciplina che ha avvelenato il finale del Campionato 2015. “Non penso che succederà nulla di quello che molti si aspettano – dice – : Valentino Rossi, Marc Marquez e Jorge Lorenzo sono i principali candidati al titolo della MotoGp e per ciascuno ogni gara sarà importante, specie le prime. La sfida? Certo, in pista ci sarà e dura. Ma come sempre, da quando esiste il motociclismo”.

Secondo Ago occorre dunque ben guardarsi dal soffiare sul fuoco delle polemiche. “Qualcuno pare ansioso di assistere ad uno scontro in stile ‘O.k. Corral’ – osserva – . Però parliamo di piloti professionisti e solo uno sarà incoronato campione il prossimo novembre. L’obiettivo è troppo importante per farsi coinvolgere in ripicche. Capisco il dispiacere di Rossi per un mondiale che avrebbe meritato ed è sfumato. Diciamo che nel finale del 2015 hanno sbagliato in molti e le colpe andrebbero distribuite”.

Difficile – se non impossibile – paragonare la sfida dello scorso anno con il suo ultimo mondiale concluso da vincitore: quello del 1975, con la Yamaha 500, quando aveva 33 anni. “Per me che fosse il 14/o o il 15/o contava poco – rimarca il fuoriclasse bresciano – . Così non credo che per Rossi conquistare il decimo sia diventata una malattia. Posso invece capire che, a 37 anni, ci tenga a dimostrare di avere ancora il manico per tenersi dietro gente con qualche lustro meno di lui. Una vittoria non segnerebbe la fine della sua carriera, ma sarebbe il miglior suggello. Anche perché Valentino sa che più va avanti e più si fa difficile”.

Agostini torna poi a ricordare l’importanza del rispetto reciproco tra i piloti: “E’ l’aspetto più importante – afferma – . Quanto all’amicizia inutile tirarla in ballo. E’ un esercizio di ipocrisia. Non ci sarà mai perché nel nostro mestiere non ci può essere”. E conclude con un esempio di sicura efficacia: “Phil Read e Bill Ivy erano compagni di squadra nella Yamaha, ma si detestavano. Nel 1968, quando all’ultima gara il primo soffiò al secondo il titolo della 250 nonostante gli ordini di scuderia, vennero alle mani. Solo che allora non c’erano telecamere ovunque a mostrare certi siparietti”. O tempora, o mores…