Fermo auto Equitalia: niente “sblocco” anche se si paga

(© Getty Images)
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Il pugno duro del governo nei confronti dei debitori morosi passa anche per le quattro ruote. Una delle novità introdotte per il 2016 riguarda infatti il famigerato fermo auto di Equitalia: d’ora in avanti, anche chi salda la somma dovuta non otterrà automaticamente lo sblocco.

 

Giro di vite

Il nuovo meccanismo si aggiunge alla già complessa macchina della riscossione esattoriale: dopo aver cancellato il fermo auto come misura volta a garantire il credito dello Stato, il legislatore ha messo in campo uno strumento di sanzione nei confronti del contribuente che non si attiva immediatamente a chiedere la rateazione. Non c’è dubbio infatti che il  D.lgs. n. 159/2015 art. 10, co. 1 n. 2 riservi un trattamento peggiorativo nei confronti di chi ha debiti. Soprattutto con riferimento al temutissimo fermo auto, iscritto da Equitalia sulle automobili di chi non paga le cartelle esattoriali.

Dallo scorso ottobre, dunque, il fermo auto non è più una misura cautelare per evitare la sottrazione, da parte del contribuente, dei beni mobili (l’automobile, in particolare) alle garanzie dell’erario e all’eventuale successivo pignoramento, ma una vera e propria sanzione punitiva che si “sconta” per almeno sei anni anche per chi sta pagando regolarmente.

Fino a qualche settimana fa, chi chiedeva il pagamento a rate del debito tributario non solo poteva evitare futuri pignoramenti, ipoteche o fermi, ma otteneva anche, dopo il pagamento della prima rata, lo sblocco del fermo auto eventualmente già iscritto da Equitalia, non essendovi più ragione di conservare la garanzia su un debito che era in corso di definizione e saldo.

Ora non più. Chi paga il debito a rate non ottiene più lo sblocco del fermo o dell’ipoteca già iscritti: per avere la cancellazione di tali misure dovrà attendere l’integrale pagamento della morosità, cioè l’ultima rata. Il che, nella migliore delle ipotesi, avviene dopo sei anni (la rateazione a 72 rate è infatti quella maggiormente richiesta, in quanto spetta “di diritto” a ogni contribuente, senza necessità di dimostrare le difficoltà economiche).

La nuova norma dice infatti che, ricevuta la richiesta di rateazione, Equitalia non può più iscrivere fermi o ipoteche salvo che il contribuente decada dalla dilazione (il che avviene dopo il mancato pagamento di 5 rate anche non consecutive), ma “sono fatti salvi i termini e le ipoteche già iscritti alla data di concessione della rateazione”. Morale della favola: al contribuente sprovvisto di un’altra automobile non resta che camminare a piedi o con i mezzi pubblici per ben sei anni, nonostante stia versando le rate.

Va da sé che il veicolo sul quale è stato apposto il fermo, dopo diversi anni di forzata inattività, durante i quali probabilmente è rimasto parcheggiato in garage (questo è infatti l’obbligo per il proprietario finché permane il fermo), quand’anche ancora funzionante, avrà perso gran parte del suo valore. Il contribuente sarà dunque costretto a farlo riparare o a comprarne uno nuovo. E, soprattutto, in caso di morosità dello stesso, lo Stato non avrà alcuna ragione o possibilità di pignorare e rivendere un bene totalmente deprezzato o addirittura ormai privo di valore.

Ecco perché gli interessati farebbero bene ad affrettarsi a chiedere la rateazione. In questo come in altri casi, il tempo è denaro.