Smart Green Skin: la prima auto rivestita “a prato”

Smart Green Skin (foto Moovel)
Smart Green Skin (foto Moovel)

 

Un’auto con un prato al posto della carrozzeria, ecologica e tutta da annaffiare. Si chiama Smart Green Skin e Moovel, la controllata di Daimler che si occupa di mobilità sostenibile e gestisce il car sharing Car2go, la sta sperimentando a Stoccarda. I test dureranno quattro settimane e, in caso di successo, non è escluso che la soluzione Green Skin possa venire adottata innanzi tutto sulle auto di proprietà del gruppo. È possibile anche un’applicazione su modelli acquistati da società particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale o desiderose di attirare l’attenzione è possibile. Quanto all’eventuale costo, però, Moovel non ha voluto sbilanciarsi.

 

Un esperimento mangia-Co2

Frutto di un’intuizione di uno studente dell’università tecnica di Schwäbischgmünd, Mathias Beeh, la Smart Green Skin è una vettura elettrica che, con 3,5 metri quadrati di verde (un po’ appassito, per la verità) contribuisce in maniera irrisoria al contenimento delle emissioni di CO2 (secondo Moovel dovrebbe essere in grado di assorbire fino a 7 kg l’anno) e richiede un bel po’ di manutenzione in più rispetto a un’auto “normale”, ma può sicuramente rendere un po’ più verdi le nostre città. Certo è che la Green Skin è meglio isolata rispetto alle auto tradizionali: probabilmente in inverno può ridurre l’uso del riscaldamento e in estate può contenere quello del climatizzatore.

Nel corso di un workshop finanziato dalla Moovel, Beeh ipotizzato uno scenario in cui i 7 milioni di auto in circolazione nel Land del Baden-Württenberg siano rivestite di piante, stimando una superficie “pensile” e viaggiante pari a 3.500 campi di calcio. Il tutto nell’obiettivo di rendere più verde il centro città e contribuire al miglioramento della qualità dell’aria.

Detto fatto: la società ha sposato l’idea del giovane e, sentito il parere di diversi esperti riguardo al tipo di pianta da utilizzare (sono state scelte delle varietà succulente provenienti dai Paesi Bassi sia per la loro capacità di assorbire CO2 sia per l’adattabilità), si è rivolta a un’impresa specializzata negli allestimenti di stand fieristici per la realizzazione.

Il rivestimento è a strati: una pellicola protettiva sulla carrozzeria, e un’altra adesiva in fibra naturale sulla quale è stato “cucito” il tappeto naturale di un paio di centimetri di altezza. Così, a velocità cittadine l’aerodinamica influisce poco e non si sentono fruscii particolari. E al volante non ci si accorge di nulla, eccezion fatta per gli sguardi tra il curioso e il divertito di automobilisti e passanti. L’esperimento è costato complessivamente circa 20mila euro. Ne sarà valsa la pena?

Per il momento la Smart Green Skin è piaciuta agli addetti ai lavori, tanto che ne è stata chiesta la presenza alla Landesgartenschau (l’expo del giardinaggio) del 2019. L’esperimento su strada, avviato ufficialmente il 30 novembre, durerà quattro settimane: solo nel 2016 avremo dunque qualche informazione in più sulle sue performance.

Tilman Häuser, 27enne ingegnere del traffico che segue il progetto assieme ai colleghi Raphael e Mirjam, spiega che l’auto va “curata”: “Diciamo che bastano cinque minuti al giorno, dieci al massimo a seconda dell’uso, ma bisogna annaffiarla” (proprio per questo la Smart Green Skin è provvista di uno spruzzino) e necessita di alcuni accorgimenti anche per quanto riguarda il parcheggio: “Cerco di fare in modo che prenda luce da ogni lato”, afferma Häuser, “ma non sono un esperto di botanica”. In effetti, sul tetto il prato è in condizioni ottimali e così pure sul cofano; sulla portiera del guidatore, invece, il rivestimento tende a spelacchiarsi.

D’altra parte, la Smart Green Skin è la prima vettura tappezzata di verde “vivo”: a New York circolano dei mezzi pubblici con strisce di prato, ma solo orizzontali. Michael Kuhn, responsabile della comunicazione di Moovel, sottolinea che l’azienda “voleva capire come sarebbe stata accolta un’auto così, considerando che il rivestimento verticale delle pareti è ormai molto diffuso”. E in tal modo “abbiamo anche dimostrato la fattibilità del progetto Green Skin“.

Mai come in questo caso vale il vecchio adagio: “Se son rose fioriranno”…