Se il parcheggio selvaggio diventa sequestro di persona

(© Getty Images)
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Che il parcheggio selvaggio potesse costare caro non è certo una novità, ma una delle ultime sentenze emesse dalla Cassazione in materia va addirittura oltre all’ipotesi di “violenza privata”, spingendosi fino a configurare il reato di “sequestro di persona” per chi sistema la propria auto davanti alla porta di casa altrui senza lasciare una via di fuga sicura.

 

Sentenza choc

Con una decisione destinata a fare storia (n. 50133/2015, pubblicata oggi), la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione, pronunciata dal Gip presso il Tribunale di Rimini, nei confronti di un proprietario che aveva bloccato il vialetto l’accesso di casa all’inquilino moroso con un muletto e due macchine aratrici, minacciando di rimuoverle soltanto quando questi avesse saldato il suo debito.

Nel caso di specie, però, a rimanere “prigionieri” nell’immobile a seguito del parcheggio selvaggio erano stati i figli minori del conduttore. E secondo il Procuratore della Repubblica, la sentenza di assoluzione dall’accusa di sequestro di persona non ha tenuto conto che al momento dei fatti il conduttore e la moglie si trovavano all’esterno dell’abitazione e in procinto di farvi ritorno, e che l’esistenza di un accesso secondario alla casa non era stata provata (non essendo lo stesso individuabile dalle fotografie prodotte dalla difesa), né era stata dimostrata la sua utilizzabilità.

Tra l’altro, il delitto ex art. 605 c.p. non richiede per la sua configurabilità “l’assoluta costrizione della vittima, essendo sufficiente che alla stessa sia lasciata un’opportunità di fuga percorribile solo in modi che possano essere scoraggiati dal timore di danni o pericoli per la persona”.

La quinta sezione penale ha dunque dato ragione al conduttore, accogliendo il suo ricorso. La parola passa ora al giudice del rinvio.