F1, papà Jules Bianchi: “I colpevoli devono pagare”

Jules Bianchi (Getty Images)
Jules Bianchi (©Getty Images)

Dopo 9 mesi di coma Jules Bianchi è morto lo scorso mese di luglio e secondo un’indagine interna della FIA il giovane pilota francese sarebbe l’unico responsabile del tragico indicente rimediato a Suzuka, nel GP del Giappone 2014. Ma il padre Philippe Bianchi non vuole darsi per vinto e ha deciso di agire per vie legali al fine di trovare i responsabili della morte di suo figlio.

Era il 5 ottobre 2014 quando Jules Bianchi al volante della monoposto Marussia uscì fuori pista e andò a schiantarsi contro una gru che stava trainando la Sauber di Adrian Sutil, autore di un altro incidente senza conseguenze fisiche avvenuto poco prima. Il 17 luglio è morto nella sua Nizza dopo una lunga agonia, ma la famiglia non si dà pace.

“Le conclusioni della Federazione mi hanno scioccato – ha dichiarato il padre di Jules in una lunga intervista ad Auto-Hebdo -. Anche perché le persone che hanno svolto gli accertamenti erano le stesse che dovevano essere investigate. Mi sembra un chiaro caso di conflitto di interessi. Come si può essere al contempo giudici e parte in causa? Ad ogni modo se ne stanno occupando i miei avvocati. Personalmente voglio soltanto che emerga la verità. L’ho detto più volte e lo ripeto ancora. I responsabili di quanto accaduto dovranno pagare in un modo o nell’altro”.

Difficile rassegnarsi per un padre alla morte di un figlio, figurarsi poi sentirsi dire che nessuno quel giorno abbia avuto responsabilità tranne che il 25enne pilota, reo di andare troppo veloce e in regime di bandiera gialla… “Io ho perso Jules e nessuno può ridarmelo – ha concluso Philippe Bianchi -, tuttavia mi resta il suo ricordo ed è per questo e per il rispetto che provo per lui che continuerò a battermi, assieme agli altri suoi cari, perchè sia fatta giustizia”.