MotoGP, Bradley Smith: “E’ stata una stagione fantastica”

Bradley Smith
Bradley Smith (©Getty Images)

2015 da incorniciare per Bradley Smith che, dopo aver vinto la 8 Ore di Suzuka, ha chiuso la sua terza stagione in MotoGP al sesto posto, conquistando anche un podio nel Gran Premio di San Marino. Il pilota britannico della Monster Yamaha Tech3 ha forse disputato il miglior campionato in carriera. con 67 punti di vantaggio sul compagno di squadra Pol Espargaro, lasciando sperare risultati migliori in vista del 2016, anche se la concorrenza sarà alquanto aspra.

“E ‘stata una stagione incredibile. Il mio obiettivo era sempre quello di essere al top dei team satelliti – ha dichiarato Bradley Smith in un’intervista a Crash.net -. Non mi aspettavo di essere davanti a una moto ufficiale. Mi aspettavo di essere davanti alle Suzuki, ma mai davanti a Dovi (Andrea Dovizioso, ndr), soprattutto dopo le prime tre gare. Non ho commesso errori, ma la squadra ha fatto un grande lavoro”.

Infatti Smith è uno dei pochi piloti ad aver portato a termine tutte e 18 le gare conquistando sempre punti, grazie anche alla meditazione che è riuscito a tenere a bada le intemperie del suo carattere: “Per fare bene certe cose sotto pressione bisogna assolutamente mantenere la calma e avere un orizzonte più ampio. Inoltre penso che più si invecchia e più si è tranquilli”. E importante è il rapporto con il team: “Il modo in cui si parla, come si struttura quello che stai per dire, anche il tono di voce è una chiave. Se si inizia a urlare a persone, mentre ti guardano direttamente in faccia, non accettano le informazioni. Se tutti sono calmi e ascoltano nessuno si sente in pericolo”.

Bradley Smith ricorda quanto successo al Gran Premio di Germania del 2014, dove in tre giorni è caduto cinque volte, segnando uno dei week-end più bui della sua lunga carriera. “Perché è accaduto? Questo è stato più di un indizio che avevo bisogno di cambiare. Sono stato io a guidare la moto. Anche se avremmo potuto fare di più con il controllo di trazione, cosa che abbiamo fatto subito a Indianapolis. Mentalmente ero io ad essere così arrabbiato e determinato a fare un buon lavoro che non stavo guardando il quadro generale. Non stavo dando ai miei tecnici le informazioni di cui avevano bisogno”.