MotoGP, Dennis Noyes: “Il caso Rossi-Marquez non si spegnerà”

Dennis Noyes (foto Twitter)
Dennis Noyes (foto Twitter)

 

Dennis Noyes, padre di Kenny ed apprezzato giornalista sportivo esperto di motociclismo, lascerà il paddock dopo quasi quarant’anni di cronache del Campionato mondiale. Una decisione sofferta, ma motivata dall’esigenza di esplorare nuovi orizzonti e, soprattutto, terminare un romanzo che “non c’entra nulla con le moto”. Soprattutto all’indomani di una stagione difficile per la MotoGP come quella del 2015…

 

Una vita per le moto

“Seguo il Mondiale da così tanto tempo che, se mi ci metto a pensare, sento di nuovo esplodere la passione, l’entusiasmo e la curiosità per le nuove moto e per quel che succederà il futuro – racconta il cronista americano a Motor.as – . Il Mondiale è come una droga… Non posso né voglio sapere nulla dei nuovi regolamenti sull’elettronica, perché se mi interesso ci ricado un’altra volta!”.

Con la stagione 2016 ormai alle porte, non c’è il rischio che si penta della sua scelta? “La cosa più difficile che ho fatto nella mia vita è stata smettere di correre in moto”, risponde Dennis Noyes, lasciando intendere che non è nuovo agli addii dolorosi. Dopo tutto, il panorama del Motomondiale è molto cambiato in questi ultimi anni, e lui sente di avere già dato. “Oggi stiamo probabilmente vivendo l’epoca migliore rispetto al passato, perché il livello non è mai stato tanto alto – sottolinea – . Ormai ci sono qualcosa come dieci o dodici moto capace di vincere in gara se ci sono le condizioni adatte e sono affidate alle giuste mani, mentre ieri ce n’erano solo due o tre”.

Impossibile non chiedergli chi siano i piloti che più lo hanno colpito nel corso della sua carriera. “Direi che i piloti che hanno segnato più profondamente la classe regina sono stati Kenny Roberts, nel 1978, e Marc Márquez, nel 2013…”, confida. Il primo “per aver portato sull’asfalto lo stile aggressivo e dinamico del Dirt Track”, e il secondo “per lo stesso tipo di guida libera e selvaggia”.

E Valentino Rossi? “Ci sono piloti che hanno vinto più titoli ma hanno avuto un impatto più modesto, come Mick Doohan, che tuttavia ha dovuto aspettare diversi anni prima di vincere il suo primo Mondiale, e Valentino Rossi, che quando approdò alla classe regina fu impressionante, ma non paragonabile né a Marc né a Kenny”.

 

 

Anche per lui il Motomondiale 2015 è stato il più appassionante e burrascoso che abbia mai seguito? “E’ stato il Mondiale con il finale più amaro che abbia mai visto – dice – . Fino al round della Malaisia è stato probabilmente il Campionato migliore che avessi mai visto, poi è successo quel che tutti sappiamo e… meglio non dire altro, perché c’è ancora tanta tensione nell’aria”.

“Questo Mondiale – prosegue – è stato come un’onda radioattiva, e forse solo tra uno o due anni potremo discuterne con serenità, perché in questo momento tutti vedono solo quello che vogliono vedere. I sostenitori di Marc Marquez sono totalmente schierati dalla parte dello spagnolo e i fan di Valentino Rossi covano ancora sentimenti di rabbia e indignazione. E’ stato un finale triste, perché a Valencia non abbiamo visto la gara che tutto il mondo avrebbe voluto vedere, quella tra [Jorge] Lorenzo e Rossi”.

Il 2016 sarà dunque ancora condizionato dal caso Rossi-Marquez.”E così pure il 2017 e il 2018 – conclude Dennis Noyes – . Dovranno passare diversi anni. Il 2015 resterà il Mondiale dello scontro tra Rossi e Marquez, non quello della meritata vittoria di Lorenzo”.