MotoGP, Jorge Lorenzo: “Sono felice come quando avevo sei anni”

Jorge Lorenzo (© Getty Images)
Jorge Lorenzo (© Getty Images)

 

Jorge Lorenzo, campione del mondo 2015 della MotoGP, è uno sportivo che vince per pura convinzione. E, nonostante la giovane età e l’immagine di bonaccione, è capace di sfoderare la stessa grinta e tenacia esibita in pista nella vita di tutti i giorni. In occasione della sua visita in India alla Fondazione Vincente Ferrer, però, ha (ri)scoperto una parte di mondo – e di se stesso – che l’ha profondamente colpito.

 

Una sguardo nuovo

“Sono rimasto impressionato dalla positività, dall’allegria e dalle risate dei bambini – racconta Jorge Lorenzo a El Pais – . Soprattutto, quelli che hanno vissuto nella povertà e continuano ad affrontare situazioni spesso difficili. Sorridono molto più di noi… non solo i bambini, ma anche tante persone affette da problemi di salute, anzi sono loro quelli che sorridono di più”.

Una realtà che sembra lontana anni luce dal suo mondo, quello delle due ruote e dei Gran Premi. “Egoisticamente, è questa la lezione che imparo per la mia vita. Ed è questo che racconterò alla gente che conosco: oggi che abbiamo tutto, non abbiamo alcun problema fisico, siamo sani, non ci manca nulla, viviamo nel lusso, abbiamo televisioni, computer… siamo sempre inquieti, non ridiamo mai, a cominciare da me stesso, che sono una persona sicuramente seria”.

Il riferimento è anche ai successi sportivi. “Quando ci succede qualcosa di bello, possiamo stare contenti una settimana o due, ma dopo un po’ ci abituiamo e diamo tutto per scontato… Succede quando si vince alla lotteria o, come nel mio caso, quando si vince il Mondiale: passata una settimana, già la cosa perde importanza”.

Così, secondo lo spagnolo “persone come Moncho e Anna Ferrer meriterebbero i riconoscimenti che vengono assegnati a molti di noi sportivi, perché sono loro a cambiare il mondo e a migliorare la qualità della vita di milioni di persone”.

Il punto, spiega Jorge Lorenzo, è che “è difficile uscire dalla tua bolla, condurre una vita normale e vedere altre realtà. Momenti e viaggi come questo ti aiutano a essere più empatico, a cambiare la tua visione della realtà”.

In fin dei conti, “la felicità sta nel saper apprezzare quello che abbiamo. Crediamo che la felicità si misuri in base alle cose possedute, ma non è così. Io ora ho tutto quello che potrei desiderare, a livello materiale, ma sono felice come quando avevo sei anni e vivevo con i miei, in una famiglia umile. Il mio livello di felicità non è cambiato molto”.

E dire che lui non è una persona dal sorriso facile. “Ma questo non significa che non sia meno felice o positivo – puntualizza il maiorchino – . Anche se so che il sorriso è il miglior biglietto da visita e per questo vorrei farlo più spesso. Non quando sono nel box, perché lì ho bisogno di concentrazione e non sono capace di cambiare, né voglio farlo: ne risentirebbe il mio rendimento. Forse è per questo che sembro più serio o freddo di quanto non sia in realtà. Ma quando non sono al lavoro, nel box o nei miei meccanici, rido anch’io”.

Da questo punto di vista ha pesato anche la sua vicenda familiare. “Se da piccolo avessi avuto più abbracci, sicuramente ora non sarei qui a rilasciare questa intervista”, e “se, quando i miei genitori si sono separati, avessi scelto di vivere con mia madre anziché con mio padre, la mia carriera si sarebbe interrotta di colpo non avrei continuato a migliorare”. “L’onesta, la schiettezza, la disciplina, la convinzione che lavorando sodo si può ottenere tutto nella vita… tutte queste cose le ho apprese da mio padre – conclude – . Altrimenti non sarei così combattivo, disciplinato e curioso di apprendere cose nuove”.