La confessione di Ian Hutchinson, l’idolo di Valentino Rossi: “Mi davano per finito”

 

Ian Hutchinson (© Getty Images)
Ian Hutchinson (© Getty Images)

 

E’ l’idolo sportivo di Valentino Rossi, e già questo vale più di mille presentazioni. Ma Ian Hutchinson deve la sua fama anche, o meglio soprattutto, ai meriti che si è conquistato in pista: il pilota inglese ha infatti vinto 11 volte il Tourist Trophy, e nel 2010 e nel 2012 ha fatto parlare di sé per via dei due incidenti che gli sono costati 30 operazioni chirurgiche e un enorme spavento. Non a caso viene soprannominato “The King”, il re.

Pur avendo perso gran parte della funzionalità della gamba sinistra, Hutchy non si è arreso, ma ha continuato a correre e vincere (nel 2013 a Macao e nel 2015 per tre volte di nuovo al TT). E ha altri interessanti progetti in cantiere per il futuro, come ha raccontato lui stesso poche ore fa, ospite a Milano di una serata organizzata dal sito specializzato Roadracingcore e dall’associazione “Ciapa la moto”.

 

La stoffa del campione

Nel 2016 Ian Hutchinson correrà in British Superstock e nelle gare stradali in Superbike e Superstock col team Tyco Bmw, mentre continuerà la sua esperienza con la Yamaha R6 del team Traction Control in Supersport. “Mi davano per finito dopo due incidenti gravissimi, soltanto la Kawasaki Pbm mi ha dato una chance. E l’ho ripagata”, racconta il pilota d’Oltremanica alla Gazzetta dello Sport.

Mai lo ha sfiorato l’idea di abbandonare le corse. “Per me correre in moto è la vita – spiega – . Dopo ogni incidente ho sempre avuto fiducia nei medici che mi curavano perché sapevo che io e loro avevamo lo stesso obiettivo, ossia rimettermi in piedi a far salire di nuovo in sella”.

Ecco perché il momento chiave della sua carriera è stata “la vittoria a Macao del 2013: ho dimostrato a tutti quelli che mi davano per spacciato di essere ancora un pilota. E poi le tre vittorie al TT 2015”.

Una grande soddisfazione, anche se un tipo come lui non si accontenta mai. “La mia filosofia è: voglio vincere ancora di più. E arriverò al 2016 pronto a centrare tutti i miei obiettivi”, assicura. E a chi gli domanda se abbia avuto paura, risponde candidamente: “Devo essere sincero? No”.

C’è da stupirsi che il Dottore l’abbia preso a modello?