Moto3: la “lezione” di Valentino Rossi raccontata dai piloti del team VR46

Valentino Rossi (©Getty Images)
Valentino Rossi (©Getty Images)

 

Metti le tre punte di diamante dello Sky Racing Team VR46 – Romano Fenati, Andrea Migno e Nicolò J. Bulega – in uno studio di Sky Sport 24 a tirare le somme del Motomondiale 2015, con tanto di tuta da corsa indosso, in attesa della prossima avventura nel Campionato 2016 della Moto 3. Si parla di progetti per il futuro, errori da non ripetere, esempi da imitare, compagni da sostenere, ma – tempo qualche minuto – il discorso non può che cadere sull’eterno convitato di pietra dei programmi tv dedicati al motociclismo sportivo: il leggendario Valentino Rossi.

 

Un Maestro speciale

Dopo aver rotto un po’ il ghiaccio con le domande di rito e interpellato i tre giovani piloti sui loro impegni in pista (futuri e passati), il giornalista di Sky osserva che “è chiaro che nel vostro team vi sia anche una forte influenza di Valentino Rossi, che vi segue sempre… Immagino che vi sentiate costantemente con lui e che vi dia dei consigli. E’ una presenza importante per voi?”.

La domanda sembra retorica, ma tant’è. “Penso che non ci sia un maestro migliore di lui – risponde Fenati – . Abbiamo il miglior professore…”. “Io – confida il pilota di Ascoli Piceno – mi sento molto privilegiato, perché sicuramente con i suoi consigli vai a colpo sicuro. Non c’è pericolo che ti dica una cosa che può essere sbagliata”. “Vi sentite prima o dopo la gara?”, lo incalza il mezzobusto. “Dipende…”, si limita a replicare l’intervistato.

Gli fa eco il collega Migno. “Se abbiamo dei dubbi andiamo a chiedere sempre qualcosa da lui – confessa la giovane promessa della Moto3 – perché sicuramente ci dà una mano”. “Essere sotto l’ala della VR46 per ogni pilota sarebbe il top – aggiunge -, detta così sembra una ruffianata, ma è quello che pensano tutti…”. Insomma, “noi siamo fortunati e dobbiamo sfruttare questa occasione che ci è stata data”.

“Non si è mai arrabbiato con voi perché siete andati male?”, insiste il conduttore. “No – ribatte ancora Migno – perché ci ha insegnato che arrabbiarsi va bene 10 minuti dopo la gara, ma in realtà poi non serve a niente…. Ci hanno insegnato a non ‘fare il capanno’, a non essere tristi e demoralizzati”.

“La morale è dunque che il pilota non deve essere mai triste, questo è uno dei segreti…”, conclude il giornalista. Bulega, laconico, annuisce.