Multe stradali: ecco quando la “contestazione differita” è nulla

(Getty Images)
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Alzi la mano chi non è mai passato almeno davanti a un autovelox a velocità elevata con la propria auto, superando il limite di velocità consentito. L’infrazione, come noto, è immancabilmente seguita dall’arrivo a casa della famigerata (e più o meno salata) multa. Non tutti sanno, però, che anche la polizia deve rispettare una serie di condizioni ben precise per la comunicazione e la notifica della multa stessa al trasgressore.

 

L’onere della prova

Per la polizia, o per qualsiasi altra autorità deputata all’accertamento delle contravvenzioni per violazioni del codice della strada, la possibilità di contestare l’infrazione decade se la stessa non viene comunicata al conducente contestualmente alla rilevazione (la cosiddetta “contestazione immediata”) o, laddove ciò non sia possibile, entro 90 giorni dall’accertamento (“contestazione differita”).

In quest’ultimo caso, la multa deve essere recapitata alla residenza o al domicilio del proprietario dell’automobile il quale dovrà anche comunicare, nei successivi 60 giorni, se era lui alla guida del mezzo o altra persona: tale dichiarazione è necessaria affinché l’autorità provveda a decurtare i punti dalla patente dell’effettivo trasgressore.

Il “problema” è che la notifica della multa a casa del proprietario dell’automobile potrebbe slittare di parecchio tempo: le legge prevede infatti che il termine dei 90 giorni inizi a decorrere dal momento in cui è avvenuta l’identificazione del trasgressore o da quando l’amministrazione è posta in grado di provvedere alla sua identificazione. Una “postilla” della norma che è stata spesso strumentalizzata dalle amministrazioni per dilatare i tempi di comunicazione delle multe ben oltre i 90 giorni.

Di recente ha fatto notizia il “caso” del Comune di Milano, che è ricorso a tale espediente anche nel caso di multe comminate tramite autovelox (ed è evidente come in tale circostanza non vi sia alcuna difficoltà nell’identificazione del conducente, essendo facilmente individuabile – dalla foto scattata dall’apparecchio – la targa e quindi la proprietà del mezzo).

La giurisprudenza ha pertanto sanzionato tale prolungamento dei termini, chiarendo che il differimento è lecito solo in casi eccezionali, di obiettive difficoltà di identificazione (è il caso di un mezzo con targa straniera).

Più in generale, le autorità possono evitare la contestazione immediata e procedere a quella differita nei seguenti casi:

– impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità;
– attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa;
– sorpasso vietato;
– accertamento della violazione in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo;
– accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo;
– rilevazione degli accessi di veicoli non autorizzati ai centri storici, alle zone a traffico limitato, alle aree pedonali, o della circolazione sulle corsie e sulle strade riservate.

Diversamente, l’automobilista può contestare la multa e – laddove le sue ragioni siano fondate – ottenerne l’annullamento.