MotoGP, Sete Gibernau sul “caso” Sepang: “I piloti come bimbi abbandonati”

Sete Gibernau (Getty Images)
Sete Gibernau (Getty Images)

 

Una lettera aperta, sincera e fuori dal coro, sul “caso” esploso domenica scorsa a Sepang con l'”incidente” Valentino Rossi-Marc Marquez sta facendo il giro del web, rilanciata da testate di riferimento nel mondo del motociclismo sportivo come Motocuatro.com. A redigerla non è infatti una persona qualunque, ma uno dei più grandi rivali del Dottore, Sete Gibernau.

Lavorando per metafore, lo spagnolo si è spinto in una vera e propria analisi psicologica dello scontro – nel duplice senso del termine – che ha scombinato le carte del Motomondiale 2015 a un passo dalla sua conclusione.

 

Quegli insegnamenti mancati

Sete Gibernau si dice “triste” perché vede come ” il mondo dello sport sia diviso. E sono solo quello”. E “ancora una volta, un weekend ricco di emozioni, sentimenti e passione […] è finito per scatenare una battaglia di insulti e violenza verbale, tra due fazioni di una stessa comunità”. Non fa nomi, ma dal suo scritto si intuisce chiaramente a chi fa riferimento nella chiave di lettura proposta: Valentino e Marquez sono due bambini, Dorna e FIM due genitori assenti che li hanno abbandonati, permettendo loro di fare qualsiasi cosa.

“Si stanno punendo, in modo ingiusto e crudele, due persone, due grandissimi sportivi, che sono stati privati di questa lezione a cui tutti noi dovremmo avere diritto – scrive – . E’ da molti anni che la madre e il padre, coloro che più amano i propri figli, non stanno compiendo il loro dovere e i presunti obblighi in seno alla famiglia del motociclismo”.

Insomma, per Gibernau la colpa di quello che è accaduto ricade su chi doveva vegliare sulla sicurezza e imporre i regolamenti, ma non l’ha fatto. I due piloti sono dunque vittime di lassismo, di una mancanza di responsabilità sfociata nell’anarchia.

“Da tempo – osserva Gibernau –  chi è responsabile di garantire la sicurezza e gli interessi di coloro che più amano hanno fornito le chiavi dell’educazione e della formazione a chi dovrebbe essere semplicemente maestro del proprio talento e allievo per apprendere quel che non conosce. Ciò che sta accadendo oggi non è altro che la conseguenza dei mancati insegnamenti”.

“Con l’aggravante, per me ingiusta – sottolinea – che ora viene giudicato, criticato e linciato, non il responsabile ma il bambino, pieno di illusioni e di talento, a cui mai e poi mai è stato detto ciò che doveva e non doveva fare”. E “senza regole, senza una regolamentazione chiara che definisce ciò che è giusto e ciò che non lo è,mai si potrà insegnare al pilota cosa è bene e non è bene fare”. “In una parola – conclude – senza regole chiare, non è possibile alcuna educazione”. E chi ha orecchie per intendere, intenda.