MotoGP, Jeremy Burgess: “Non è questo il Valentino Rossi che conosco”

Jeremy Burgess (Getty Images)
Jeremy Burgess (Getty Images)

 

Uno dopo l’altro, tutti i protagonisti del motociclismo sportivo internazionale prendono posizione sul caso esploso domenica scorsa, con l'”incidente” tra Valentino Rossi e Marc Marquez sul circuito di Sepang. L’ultimo a parlare è stato Jeremy Burgess, ex capotecnico del Dottore, che definisce “inspiegabile” il comportamento del pilota di Tavullia.

Interpellato dai colleghi di SuperbikePlanet.com, Burgess ha affermato che “non è questo il Valentino Rossi che conosco”. A suo giudizio, il Pesarese “non può aspettarsi che Dani [Pedrosa] e Marc [Marquez] corrano in terza e quarta posizione mentre lui e [Jorge] Lorenzo se la giocano”.

 

La trappola dello stress

Valentino è stato accusato di aver buttato a terra Marquez con un “calcio” mentre i due battagliavano sulla pista di Sepang. Di qui i tre punti di penalità inflittigli dalla Direzione di Gara e la partenza dall’ultimo posto nel GP finale di Valencia.

A detta di Jeremy Burgess, quel “calcio” in realtà non c’è stato, ma il pilota italiano “ha chiaramente rallentato e ha preso una strana traiettoria con la moto. Ancora una volta, non è questo il Valentino Rossi che conosco”.

Anche se in posizione defilata, Burgess resta uno degli osservatori più apprezzati nel mondo della MotoGP, avendo all’attivo la vittoria di campionati mondiali con piloti del calibro di Michael Doohan, Freddie Spencer (250), Wayne Gardner e naturalmente Rossi.

La vicenda ha assunto toni surreali quando Rossi si è domandato se da ragazzo Marquez tenesse appeso un suo poster in camera da letto – a dimostrazione di quanto controverso sia il rapporto tra i due, e di quanto la presenza dello spagnolo sia ingombrante nella psiche del pesarese. Valentino è sempre stato il maschio alfa della MotoGP.

Secondo Burgess, il comportamento di Rossi a Sepang è stato probabilmente dovuto allo stress della stagione 2015 e ad altri fattori. “Con una lunga stagione da leader del campionato, e a 36 anni di età, la pressione comincia a farsi sentire. Evidentemente non è vero che invecchiando si diventa più saggi”, è la sua conclusione.