Caso Volkswagen, nel mirino anche i motori euro 5 del 2012

(Getty Images)
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Continua ad allargarsi a macchia d’olio lo scandalo Volkswagen, si allarga lo scandalo: anche le versioni precedenti al motore EA189, e in particolare i modelli EA288 euro 5 utilizzati a partire dal 2012, potrebbero aver subito manipolazioni dei dati antismog, mentre sono esclusi gli euro 6. In queste ore sono in corso verifiche sui modelli EA288 euro 5, ha fatto sapere la Casa automobilistica tedesca per bocca di un suo portavoce.

Appena qualche giorno fa il nuovo amministratore delegato del colosso di Wolsfburg, Matthias Mueller, aveva assicurato che “saranno trovate soluzioni” per tutte le auto coinvolte nel “caso” del software truccato per il controllo delle emissioni, annunciando che “entro la fine di novembre” sarebbe stato presentato un piano per il richiamo dei veicoli all’ente di omologazione tedesco, la Kba.

 

Un “furto” sospetto

Come se non bastasse, ad aggravare la posizione della Volkswagen c’è la misteriosa sparizione di documenti dalla sede del governo del Land della Bassa Sassonia, ad Hannover – governo che è anche azionista di rilievo della casa automobilistica. Per ora l’ipotesi è il furto a carico di ignoti. Gli atti, contenenti informazioni sulle vicende giuridiche del marchio automobilistico, risulterebbero al “introvabili”. Già una decina di giorni fa una funzionaria ne aveva denunciato la scomparsa. La Procura di Hannover, intanto, ha avviato, un’indagine contro ignoti per sospetto di furto. Negli uffici della presidenza del Land la versione “ufficiosa” è che i documenti siano stati rubati, ma dipendenti e funzionari, subito interrogati dalle autorità, sembrerebbero al riparo da sospetti.

“Lo smarrimento degli atti è irritante – ha detto un portavoce del governo della Bassa Sassonia – ma non è un gran problema. Non si tratta di documenti confidenziali o segreti. Non c’erano atti del consiglio di sorveglianza” della Volkswagen. Tuttavia, se i fascicoli custodivano solo “stampate e fotocopie di materiale in gran parte già disponibile su internet”, non si capisce chi e perché abbia avuto interesse a rubarli.

Se, contrariamente ai comunicati ufficiali delle istituzioni, tra quei documenti ci fossero stati anche atti del consiglio di sorveglianza della Volkswagen, la vicenda diventerebbe ancora più intricata.

Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di una truffa architettata nell’ombra da un ristretto gruppo di dipendenti. “Stiamo ancora andando a fondo su tutti i possibili chiarimenti, inclusa la questione dei possibili colpevoli e delle possibili cause”, ha detto a tale riguardo Mueller, sottolineando che “si tratta di un’inchiesta ampia e complessa”.

Sul versante economico, intanto, si smentiscono al momento ripercussioni sui posti di lavoro. Ma la Volkswagen ha già ammesso che potrebbe dover accantonare più dei 6,5 miliardi di euro previsti finora per coprire i costi dello scandalo se il caso avrà un effetto negativo sulle vendite. “I 6,5 miliardi – ha spiegato ancora l’ad – servono per i recall”, cioè o richiami delle vetture che montano i motori truccati. “Si possono solo fare delle ipotesi. Potrebbe esserci una modifica dei volumi di vendita e in quel caso dovremmo reagire rapidamente”. Già in passato molti analisti avevano notato che i costi dello scandalo sarebbero stati ben superiori a quanto inizialmente previsto, soprattutto considerando le possibili sanzioni e le difficoltà tecniche del richiamo e della sostituzione del software incriminato.