MotoGP: Valentino Rossi… la tigre della Malesia

Valentino Rossi
Valentino Rossi (getty images)

Valentino Rossi ha sofferto in Australia, resta leader del campionato con 11 lunghezze su Jorge Lorenzo, ma c’è tanto amaro in bocca. Ma è pur vero che non c’è tempo per piangersi addosso, domani si vola per Sepang, venerdì si ritorna in pista per la terza e ultima gara del trittico orientale.

In Giappone è andata abbastanza bene, in Australia non troppo, in Malesia sarà la gara decisiva, prima del round finale a Valencia, dove sapremo il nome del vincitore di una sfida durata un’intera stagione, corsa sul filo di un rasoio chiamato “decimi di secondo”.

Il vantaggio di 18 punti ora è un ricordo, adesso sono diventati 11 e l’aritmetica non consente di poter fare calcoli. Per arrivare in Spagna senza il timore della “battaglia all’ultimo sangue” bisogna indossare la divisa del ‘Dottore’ sul circuito di Sepang, dove non saranno concesse sbavature ed errori, pure marginali, e si dovrà itervenire con la precisione di un chirurgo, per finire la gara davanti a Jorge Lorenzo. Non è un obbligo, ma un modo per non vedere colti da infarto tanti tifosi di Valentino Rossi fino alla tappa di Valencia.

Primo obiettivo capire gli errori commessi a Phillip Island, con quel solito ritardo nel trovare il giusto set-up ideale, cosa che invece riesce perfettamente bene al suo rivale maiorchino. “Credo che la colpa è stata mia e della squadra, perché abbiamo commesso degli errori sabato. Abbiamo perso un sacco di tempo nel provare le impostazioni che non ci hanno portato a nulla. E quando fai tali errori in MotoGP non arrivi con la giusta preparazione in qualifica… Ma non ha senso rimpiangere nulla – ha avvisato il pesarese -. Dobbiamo guardare al futuro e imparare da esso. E dobbiamo ricordare questi errori, se si arriva in Malesia. La prossima gara sarà decisiva. Ma d’altra parte sono contento perché qui abbiamo dimostrato di avere il potenziale necessario per la vittoria”.

E a Sepang ci sarà da ricordare anche Marco Simoncelli, come d’obbligo da qualche anno a questa parte. Nessun tracciato e occasione migliori per mettere il timbro sul decimo titolo iridato. Adesso c’è bisogno di Valentino Rossi… la tigre della Malesia!

 

 

L.C.