MotoGP, Jeremy Burgess: “Valentino Rossi ci sta rinfrescando la memoria”

Jeremy Burgess (Getty Images)
Jeremy Burgess (Getty Images)

 

C’è stato un tempo in cui Jeremy Burgess è stato quasi altrettanto famoso come il pilota che seguiva in veste di capotecnico, Valentino Rossi. Oggi è un pensionato felice che ha perso dieci chili da quando ha lasciato la MotoGP e si dedica ai suoi hobby preferiti, il golf e il tennis. Ma non ha certo smesso di seguire il motociclismo sportivo. Proprio ieri era infatti a Phillip Island, invitato dagli organizzatori del GP d’Australia, con Wayne Gardner e Mick Doohan, piloti con cui ha pure lavorato, per assistere alla gara di Valentino Rossi. Pochi conoscono il Campione di Tavullia come lui.

 

Da Capotecnico a spettatore

Il Dottore è in lotta per il titolo di campione del mondo della classe MotoGP, e già questa è un “evento”, visto che fino a pochi mesi fa un’ipotesi del genere appariva quanto mai irrealistica… anche per Jeremy Burgess. “Tutto è possibile, ma la verità è che io pensavo che le probabilità che ciò accadesse erano molto scarse, soprattutto perché erano trascorsi sei anni da quando Valentino ha vinto la sua ultima Coppa del Mondo”, confessa l’ex capotecnico del Pesarese in un’intervista a El Pais. “Credo anche però – aggiunge – che avevamo dimenticato quanto sia speciale. Ora ci sta rinfrescando la memoria”.

Rossi non è il più veloce di quest’anno, ma è il migliore su altri fronti, a partire dalla gestione della corsa. Tutti si chiedono come faccia a scegliere sempre il momento e il modo giusto per “attaccare”… “E’ questo che lo rende speciale – osserva Burgess – . In gara possiamo vedere dove attinge la sua forza, come prende le sue decisioni. In questa stagione è stato costante, regolare, è salito sul podio in tutte le gare, tranne due, e ne ha vinte cinque. L’esperienza insegna che il campionato si vince alla fine della stagione. E così sarà nei prossimi round“.

L’esperto ha pochi dubbi su quella che sarà la strategia di Valentino di qui al termine della stagione. “Penso che semplicemente continuerà sulla stessa strada percorsa finora, cercherà di essere costante e di tenere sotto controllo Jorge [Lorenzo], che è il pilota a caccia di vittorie. Dovrà puntare al podio… e anche lui ha bisogno di una vittoria”. Insomma, “sarà una dura lotta. Vuole vincere il campionato in Malesia, ma penso che non sia il ‘dove’ l’importante”.

E c’è un motivo ben preciso per cui il Pesarese ha il “pallino” della vitoria in Malesia. “A Valencia non è mai andato molto bene – spiega Burgess – . Inoltre, in Spagna dovrà competere con tre spagnoli e con le condizioni meteo… La sensazione è che vincere prima dell’appuntamento a Valencia sia molto più sicuro. Ma se dovrà giocarsi la vittoria all’ultima gara, non sarà un grosso problema”.

 

Le armi del Dottore

Le armi a disposizione del Dottore sono sempre le stesse. “E’ molto forte sotto l’aspetto psicologico – ricorda Burgess – , ma tutto quello che fa viene assimilato dagli altri. Jorge sta imparando dal 2008… Eppure, alla fine si deve mettere qualsiasi guerra psicologica da parte e lottare in pista”. C’è poi la passione, e “questo è ciò che rende tutto più facile. Se ami quello che fai (e fisicamente sei ancora in grado di farlo), non c’è motivo di fermarsi. Questa è la chiave. Valentino stesso lo dice con grande semplicità: continua a divertirsi con i viaggi, allenandosi in pista, questo è il suo mondo da trent’anni e qui si sente a suo agio”.

Nonostante il “divorzio” tra i due, Valentino e Burgess sono rimasti in buoni rapporti e si sentono di tanto in tanto. Ma il Dottore non ricorre a lui come consigliere. “Rossi conosce le moto meglio di chiunque altro – dice l’ingegnere australiano – . Io non correvo, ci lavoravo solo, mettendola a punto secondo le sue indicazioni…  Non ero io la sua fonte di motivazione, Valentino si motiva da solo. Camminando nel paddock ci si può imbattere in due tipi di piloti: quelli che arrivano alle gare e si aspettano di fare bene e quelli che, come Valentino, sono convinti che andranno bene e lavorano per questo”.

Non ho mai detto che sarei rimasto al mio posto fino alla fine della sua carriera – rimarca Burgess – . Forse dieci anni fa lo avrei fatto, ma nessuno pensava la sua carriera sarebbe stata così longeva. E “torna alla Yamaha per un anno è stato stimolante, mi ha fatto sentire bene. E così è stato pure per Valentino. Ma lui voleva entrare in un’altra dinamica. E aveva bisogno di qualcuno che lo avrebbe seguito fino alla fine”. Quindi “non gli rinfaccio nulla. Sono contento della sua decisione e del fatto che sia stata tanto azzeccata. Io ho lasciato lo sport senza alcun rimpianto. E con tanti amici”. Insomma, se Rossi vince la Coppa del Mondo “sarei tanto ma tanto felice”, conclude.