Caso Volkswagen: nel mirino altri cinque ‘big’

(Getty Images)
(Getty Images)

 

Lo scandalo Volkswagffen continua al allargarsi a macchia d’olio. E’ di qualche ora fa infatti la notizia che le autorità statunitensi hanno esteso le indagini sulle emissioni diesel anche ad altre marche di auto, per accertare se abbiano o meno adottato lo stesso comportamento ingannevole negli Usa. Via dunque ai controlli su una ventina di modelli di Bmw, Chrysler, General Motors, Land Rover e Mercedes Benz, come riferisce il Financial Times. Intanto in Italia è stata avviata un’indagine Antitrust sull’operato della Casa di Wolfsburg.

 

Dagli Usa all’Italia

A coordinare le indagini è l’agenzia per la Protezione Ambientale americana (Epa), che mira ad accertare se vi siano altri dispositivi difettosi che riducono le emissioni durante i test su almeno 28 modelli. I controlli saranno condotti su un’auto usata di ogni modello, presa in prestito da società di autonoleggio o da proprietari identificati in base ai dati sulle immatricolazioni.

Sul fronte italiano, invece, l’Autorità garante della concorrenza e del Mercato ha deciso di avviare un procedimento istruttorio, con l’ipotesi di pratiche commerciale scorrette, nei confronti della Volkswagen e della sua filiale per la distribuzione di autoveicoli del Gruppo nel nostro Paese. Adusbef e Federconsumatori, dal canto loro, hanno presentato esposti alle 10 maggiori Procure italiane, ipotizzando il reato di frode in commercio e truffa nei confronti del Colosso tedesco.

 

A caccia del “trucco”

Le indagini si annunciano particolarmente complesse, a giudicare dalla difficoltà con cui si è proceduto a smascherare il sofisticato “trucco” a base di bit e silicio utilizzato da Volkswagen per rendere le proprie vetture equipaggiate con il noto 4 cilindri da 2 litri turbodiesel Tdi rispettose dei limiti di legge sulle emissioni inquinanti. Nel caso dell’azienda tedesca, un programma installato e fatto “girare” nella centralina per la gestione del motore, permetteva di modificare una serie di parametri di funzionamento per rendere i valori delle emissioni in linea con i limiti imposti dall’ente americano per la tutela dell’ambiente, riducendoli da 10 a 40 volte a seconda delle condizioni di utilizzo.

L’applicazione software illegale, ormai nota come defeat device (dispositivo di elusione), restava silente e disattiva durante il normale funzionamento del motore: si “accendeva” solo durante i test di verifica e di omologazione. Se si verificano tutte le precondizioni previste da chi ha compilato (e installato) quel programma che nei documenti di accusa dell’Epa viene chiamato the Switch (l’interruttore), allora la centralina di gestione del propulsore commuta la propria modalità di funzionamento eseguendo una “mappatura” (denominata Dyno Calibration) diversa da quella standard (Road Calibration) e idonea a ridurre le emissioni, agendo anche su sistemi di riduzione catalitica selettiva e sulla trappola per gli ossidi di azoto.

I sensori permettevano alla centralina di comprendere quando l’auto era sottoposta a un controllo rilevando l’angolo dello sterzo, la velocità dei veicolo (uno dei segnali, ad esempio, era che le ruote anteriori, che poggiavano sui rulli del banco prova, si muovevano, mentre quelle posteriori no), il numero di giri del motore e, probabilmente, l’inserimento della sonda digitale per l’analisi nella porta diagnostica (Obd). Quando la centralina sentiva che il test era iniziato, faceva partire una configurazione preimpostata che riduceva le emissioni, ma che non avrebbe potuto essere utilizzata in condizioni di guida normali. Il “trucco” architettato da Volkswagen alterava dunque i parametri e il funzionamento del Tdi tedesco fino a renderlo molto più pulito di quanto non fosse in realtà.

 

Un click per verificare

Per venire incontro ai proprio clienti, intanto, Volkswagen ha predisposto una nuova pagina web (sul modello di quella già creata da Audi) che consentirà di verificare se la propria vettura è coinvolta o meno nel Dieselgate, e dunque interessata dalle pratiche di “richiamo”.

Basta inserire il telaio del veicolo nell’apposito campo per appurare se è necessario un intervento di riparazione. Il sistema – precisa la Casa – verifica solo i veicoli di marca Volkswagen, ad esclusione di quelli costruiti negli Usa e in Canada. La divisione italiana ha comunque specificato che i clienti saranno contattati “il prima possibile” per ogni informazione sul da farsi.