Caso Volkswagen, via al taglio dei costi. E in Italia parte la class action

(Getty Images)
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Volkswagen non sarà più la stessa” e “molte cose cambieranno” per il gruppo. Il ragionamento è lineare e, in fondo, non dice nulla di più rispetto a quello che tutti già sapevano, a più di una settimana dallo scoppio del Dieselgate. Ma fa comunque un certo effetto, se a pronunciare quelle parole non è un commentatore qualsiasi, ma il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.

Ed è bastato pronunciare quella frase perché i vertici del colosso automobilistico annunciassero provvedimenti immediati. Proprio oggi, infatti, il consiglio di sorveglianza della casa di Wolfsburg ha reso noto di aver avviato l’esame di una serie di misure per arrivare a un rapido taglio dei costi, comunicando inoltre che procederà alla chiusura di diversi impianti per difendere il rating.

Un downgrade del gruppo Wolkswagen da parte delle agenzie di rating, infatti, alzerebbe inevitabilmente il costo dei finanziamenti, rendendo molto più difficili di quanto già non siano le misure di “riparazione” dopo lo scandalo delle emissioni truccate.

 

Lavori in corso

La stampa tedesca, nel giorno in cui si riunisce il presidio della casa di Wolfsburg per un nuovo vertice sulla crisi, ha dato notizia che la procura di Ingolstadt ha avviato indagini su Audi. Wolfram Herrle, procuratore capo della città dove ha sede il marchio Volkswagen, ha fatto sapere che sta “passando in rassegna tutti i fatti, al fine di decidere se debba essere avviata un’inchiesta”. I vertici Volkswagen, stando a quanto riferisce l’agenzia Reuters, esamineranno oggi i risultati di un’indagine interna e daranno mandato per procedere a un’ulteriore indagine esterna.

All’interno del gruppo, intanto, continuano gli avvicendamenti: il “clan” familiare Porsche-Piech, che detiene la maggioranza dei diritti di voto in Volkswagen, sta premendo con forza affinché il capo delle finanze del gruppo, Hans Dieter Poetsch, diventi presidente del consiglio di sorveglianza. Ma la nomina è a forte rischio, dato il coinvolgimento del manager nella vicenda. Per il momento la Porsche ha nominato nuovo Ceo Oliver Blume, 47 anni e già capo della produzione, al posto di Matthias Mueller, passato alla guida della Casa di Wolfsburg.

 

La “bomba” australiana

Anche al di fuori della Germania le grane per il colosso automobilistico non fanno che aumentare. Dopo l’annunciato ritiro di circa 100mila vetture in Corea del Sud, poche ore fa le autorità australiane hanno fatto sapere che intendono multare fino a 1,1 milioni di dollari australiani (700mila euro) ogni dispositivo truccato installato da Volkswagen per falsificare i dati sulle emissioni anti-smog. L’authority australiana sta aspettando dalla società tedesca il numero esatto di vetture coinvolte nel Paese, ma ha già spiegato che “questa inchiesta è una priorità”.

Se il provvedimento scattasse per tutte le 50 mila le auto Volkswagen interessate circolanti in Australia la multa potrebbe lievitare fino a 35 miliardi di euro. Ecco perché anche in vista del maxi richiamo da 11 milioni di veicoli cui la casa tedesca sta già procedendo – con i costi astronomici che un’operazione del genere può comportare – i vertici dell’azienda faranno di tutto per non compromettere il suo rating.

 

Il fronte italiano

Sul fronte italiano Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari e che finora non aveva rilasciato alcun commento, ha tenuto a sottolineare che anche i rivenditori sono parte lesa del Dieselgate. “Qualcuno ha giocato sporco, ha truffato”, ha detto il presidente Filippo Pavan Bernacchi. “Ma è importante dire che le parti lese sono i clienti, gli Stati, ma anche i dipendenti del gruppo tedesco onesti, quasi la totalità, e i concessionari. Auspichiamo che cadano immediatamente le teste di tutti quelli che hanno posto in essere questa truffa, o che sapevano e non hanno denunciato, e siamo sicuri che il gruppo tedesco darà risposte tempestive e concrete ai danneggiati”, perché “la bontà di un’azienda, o come in questo caso di una multinazionale, si misura proprio quando deve affrontare un grosso problema. E il gruppo tedesco verrà giudicato sulle ‘soluzioni’ che verranno messe in campo d’ora in avanti”.

Il Codacons ha notificato la prima class action italiana contro Volkswagen dinanzi al Tribunale di Venezia, territorialmente competente avendo Volkswagen Group Italia Spa sede a Verona, e l’azienda dovrà comparire davanti ai giudici il prossimo 11 febbraio per rispondere delle richieste risarcitorie. Tutti i proprietari di vetture del gruppo Volkswagen coinvolte nello scandalo, spiega l’associazione, possono formalmente pre-aderire alla class action, in attesa della pronuncia del Tribunale sulla ammissibilità, compilando i moduli pubblicati sul sito www.codacons.it, e chiedere il risarcimento dei danni subiti in relazione agli illeciti subiti, alla perdita di valore dell’automobile, al danno esistenziale da inquinamento involontario, ad eventuali richiami delle vetture e altro, per un importo compreso tra 10mila e 50mila euro ad automobilista.

Il ministro delle Intrasfrutture e dei trasporti Graziano Delrio conferma la linea dura dichiarando che, oltre al governo tedesco, anche quello italiano è parte lesa:  “E’ chiaro che le industrie sono tutte interconnesse, esiste molta componentistica e tecnologia italiana anche sulle macchine tedesche quindi non dobbiamo gioire delle disgrazie altrui. Questo non significa però che non dobbiamo chiedere pulizia dei dati, trasparenza e di rimediare al danno fatto ai cittadini, ai consumatori e anche alle autorità vigilanti perché sia noi che il ministro dei trasporti tedesco siamo parte lesa in questa vicenda”.

 

Le ripercussioni europee

La partita prosegue poi a livello europeo. Il ministro dell’Economia lussemburghese Etienne Schneider ha affermato che ci sarà “uno scambio di vedute con i ministri” sul caso Volkswagen “e soprattutto con quello tedesco, per vedere qual è il suo punto di vista e cosa la Germania vuole fare e quello che propone la Commissione” per evitare il ripetersi di questa brutta vicenda.

Ma lo scandalo continua ad allargarsi a macchia d’olio. Volkswagen ha fatto sapere che in Francia sono 948.064 i veicoli che montano il software “truccato” che riduce le emissioni. Si tratta di 574.259 Volkswagen, 93.388 Seat, 189.322 Audi e 66,572 Skoda, oltre che 24.523 veicoli commerciali. I possessori saranno contattati “rapidamente nei prossimi giorni”, ha fatto sapere un portavoce, e la società metterà a disposizione un numero di telefono apposito per avere informazioni sui richiami.

I veicoli presenti sul mercato britannico che potrebbero essere coinvolti nello scandalo sono invece quasi 1,2 milioni: lo riconosce la stessa casa tedesca citata dalla Bbc, impegnandosi a fornire a breve i numeri d’identificazione dei veicoli in modo che concessionari e officine possano richiamare i proprietari per tutti controlli e gli interventi del caso. Circa 94mila auto sono poi coinvolte in Portogallo, stando ai media locali che citano Siva, rappresentante di diversi marchi tra cui Skoda e Audi. E l’elenco potrebbe continuare…