Caso Volkswagen, lettera ai concessionari italiani: “Bloccate le vendite”

(Getty Images)
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La notizia era nell’aria e, se sarà confermata, avrà l’effetto di un’ulteriore, pesantissima “tegola” sull’economia del nostro Paese. Il Gruppo Volkswagen Italia avrebbe infatti bloccato le vendite dei modelli omologati Euro 5 (il periodo sotto osservazione è quello tra il 2009 e il 2011) sul territorio nazionale e contemporaneamente vietato ai concessionari di targare le vetture della marca tedesca già vendute. Per l’Italia sarebbe la prima ripercussione tangibile di quello che è già entrato nella storia come il Dieselgate.

 

Una decisione clamorosa

Per il momento, come dicevamo, l’annuncio non è stato ufficializzato. Secondo le indiscrezioni filtrate, comunque, solo il marchio Volkswagen sarebbe interessato dal fermo. I dealer del gruppo tedesco contattati a tale proposito si sono limitati a confermare di aver ricevuto una direttiva dalla casa madre, con sede a Verona. “Come sapete – si legge nella lettera firmata da Massimo Nordio, amministratore delegato della filiale italiana del gruppo di Wolfsburg, secondo quanto trapelato poco fa – Volkswagen sta lavorando a pieno ritmo per fare chiarezza su alcune problematiche che riguardano un particolare software utilizzato sui nostri motori Diesel”.

“Come misura precauzionale – prosegue la missiva – , vi preghiamo di sospendere, con effetto immediato, la vendita, l’immatricolazione e la consegna dei soli veicoli equipaggiati con motori diesel Euro 5 tipo EA 189”. Una decisione clamorosa, che riguarda circa 40 mila vetture ora ferme sui piazzali e mette in ulteriori difficoltà economiche non pochi dealer reduci da una crisi del settore senza precedenti.

In attesa di precisazioni e di conoscere la durata del blocco, vale la pena di riflettere su quelle che sarebbero le conseguenze sul piano delle immatricolazioni globali in Italia, proprio nel momento in cui il mercato registra continui e importanti segnali di ripresa. Basti pensare che tra gennaio e agosto di quest’anno le vendite sono aumentate del 15% e gli ordini dei clienti del 16%. Nei primi otto mesi del 2015, in particolare in Italia sono state acquistate 82.054 auto Volkswagen (+7,7% rispetto al 2014), e l’icona Golf, tra i modelli diesel, è la seconda vettura più richiesta (18.868 da gennaio) dietro la Fiat 500L.

L’Italia, a questo punto, diventerebbe il secondo Paese in Europa, dopo la Svizzera, a intervenire drasticamante dopo lo scandalo della manipolazione del software per il controllo delle emissioni, con la differenza che a imporre il blocco stavolta sarebbe la consociata del colosso tedesco. Ed è il caso di precisare che il divieto in Svizzera non influisce sulle auto che sono già in circolazione. L’Ufficio federale stradale, tra l’alro, ha affermato nei giorni scorsi di aver registrato 180mila veicoli a marchio Volkswagen, Audi, Seat e Skoda, tutti prodotti tra il 2009 e il 2014 e potenzialmente “truccati”.

 

In cerca di una soluzione

Come anticipato ieri da Tuttomotoriweb, le associazoni dei consumatori sono già sul piede di guerra (il Codacons chiede, addirittura, il fermo di tutti i modelli a gasolio), mentre il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini afferma che sono “in corso controlli per verificare il danno provocato anche nel nostro Paese da Volkswagen” e che “la previsione è di chiudere questa indagine entro pochi mesi, addirittura entro l’anno”, precisando che “le auto diesel vendute in Italia da Volkswagen tra il 2008 al 2015 sono circa un milione, si vuole capire quante di queste siano state ‘truccate’. Ma i controlli riguarderanno anche altri marchi”.

Chi dovesse circolare in Italia con una vettura dotata del turbodiesel incriminato nell’affare Volkswagen-Usa, comunque, per il momento non rischia nulla. E se mai dovessero essere rilevate irregolarità nella omologazione, la responsabilità ricadrebbe solo sul Costruttore. E’ quanto risulta da una serie di verifiche effettuate a livello di Autorità interessate al problema e di esperti del settore: la responsabilità ricadrebbe unicamente sulla Casa costruttrice. Non c’è motivo di temere dunque – almeno per ora – un blocco della circolazione o dell’ingresso nelle ZTL per gli automobilisti finiti loro malgrado nell’occhio del ciclone: in questi e altri casi a far fede è la classificazione che compare sulla carta di circolazione.

Lo stesso viceministro dei Trasporti ha ribadito ieri che i proprietari delle auto in questione “sono vittime di una truffa”. Per essere targata in Italia ogni auto deve essere omologata e nessuno può comminare – sempre che lo stato di manutenzione sia corretto e le emissioni non superino i limiti dichiarati da costruttore – infrazioni o provvedimenti di sequestro fino a che (ma è una ipotesi remota) il Ministero dei Trasporti revochi tale omologazione. Quanto a eventuali azioni di rivalsa nei confronti della casa automobilistica, Nencini ha detto: “Vedremo. Dipende anche dal comportamento della Volkswagen”. Del resto, negli Usa l’Epa ha dichiarato ufficialmente che le auto interessate “non sono pericolose, possono circolare normalmente e possono inoltre essere vendute”.

Il gruppo tedesco, intanto, ha annunciato che presenterà a breve un piano per rimuovere dagli 11 milioni di auto coinvolte nello scandalo i dispositivi con cui sono stati falsificati i test sulle emissioni. “I costi sono enormi – ha sottolinetao da Wolfsburg un portavoce – ma, come è del tutto comprensibile, non ricadranno sui clienti”. Il colosso dell’auto confida che a partire dalla prossima settimana le concessionarie saranno in grado di comunicare ai clienti le date specifiche per la revisione. E la filiale italiana – il condizionale è ancora d’obbligo – avrebbe voluto giocare d’anticipo…