Il dolore del padre di Jules Bianchi: “Non voglio rivedere l’incidente di mio figlio”

Jules Bianchi (Getty Images)
Jules Bianchi (Getty Images)

E’ trascorso quasi un anno da quel terribile Gran Premio del Giappone 2014, dove il pilota francese di Formula 1 Jules Bianchi è rimasto vittima di un incidente, lasciandolo in agonia fino al 17 luglio scorso, quando è morto in ospedale all’età di soli 25 anni nell’ospedale di Nizza.

Uno shock per il mondo del Circus su cui forse resta qualche ombra, dal momento che secondo una commissione FIA l’impatto sarebbe stato causato da una serie sfortunata di circostanze che includeva le difficili condizioni della pista, la velocità cui Bianchi andava e la presenza di una sul circuito. Ma il giovane pilota della scuderia Ferrari non avrebbe frenato in tempo per evitare di perdere il controllo.

Suo padre Phillipe Bianchi, quotidianamente vicino al figlio durante gli oltre nove mesi di coma, ha rilasciato un’intervista alla BBC, a pochi giorni dal Gran Premio nipponico, gara che molto probabilmente non guarderà… “Forse tra qualche mese o tra qualche anno potrò vedere di nuovo un Gran Premio, non lo so, ma per il momento è troppo difficile”.

 

Il dolore del padre “Non voglio rivedere l’incidente”

Troppo grande il dolore per la perdita di un figlio e solo chi l’ha tristemente vissuto può capire. A poco più di due mesi dal suo decesso, dopo un lungo travaglio umile e silente, la ferita è ancora aperta e trasuda lacrime e dolore. “E’ un momento difficile perché segna un anno dall’incidente di Jules, questa settimana non è una buona settimana per la famiglia Bianchi“, ha detto il padre affranto dalla sua dimora in Francia.

“Quando i mesi passano e vedevamo che la situazione di Jules ogni giorno era la stessa avevamo capito che il danno al cervello era troppo grave”, ha aggiunto il signor Phillipe. “Penso che Jules è con me ora, ma è difficile, perché lui telefonava a me e sua madre ogni giorno, ed ora è un anno che non posso parlare con Jules e sua madre non può parlare con lui. Da nove mesi non posso toccarlo e non posso dargli un bacio. Ma Jules era un bravo ragazzo, era molto vicino alla sua famiglia, ed è terribile”.

Il padre di Jules non ha il coraggio di guardare il replay dell’incidente, “forse fra due mesi, sei mesi, non lo so… Per adesso non voglio vedere il video”. Ma quando gli viene chiesto se la velocità potesse essere stata la causa dell’incidente risponde: “Forse per me è strano quando alcune persone dicono che andava troppo veloce, perché è un pilota di Formula 1”. E nulla o poco sarebbe cambiato se le monoposto avessero un abitacolo chiuso: “Il medico mi ha spiegato che non ha preso qualcosa in testa, la decelerazione era troppo grande e un abitacolo chiuso non avrebbe cambiato nulla”.

Adesso il padre gestirà una fondazione di beneficenza in memoria di suo figlio, per aiutare i giovani piloti di go-kart che non hanno risorse economiche a sufficienza, in collaborazione con sponsor e piloti del Circus. Jules Bianchi aveva iniziato così il suo sogno: all’età di tre anni era giù sui go-kart, ma non ha fatto in tempo a diventare campione del mondo di Formula 1. Il destino ha deciso diversamente.

 

 

L.C.