Caso Volkswagen: titolo ancora giù, si va verso un’inchiesta europea

(Getty Images)
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Lo scandalo che ha colpito Volkswagen, accusata di aver falsato i dati sulle emissioni inquinanti dei propri propulsori diesel negli Stati Uniti, rischia di avere effetti devastanti per il colosso tedesco che fattura 200 miliardi di euro e dà lavoro a 600 mila dipendenti – ma soprattutto avrebbe 11 milioni di auto “truccate” in giro per il mondo.

Non a caso l’alta dirigenza di Wolfsburg si prepara ad accantonare 6,5 miliardi di euro nel terzo trimestre per far fronte alle spese legate allo scandalo delle emissioni, come riferisce la stessa società, che “sta lavorando con la massima celerità per chiarire le irregolarità connesse uno specifico software utilizzato con i motori diesel”.

 

Lo scandalo si allarga

Corea del Sud e Svizzera hanno infatti avviato indagini sui modelli della casa di Wolfsburg. Il governo coreano ha infatti convocato i vertici locali della Volkswagen: “Abbiamo invitato i rappresentanti e gli ingegneri della Volkswagen per un incontro al ministero nel pomeriggio”, ha detto il vice ministro coreano Park Pan-Kyu, aggiungendo che “cominceremo a svolgere dei controlli al più tardi ad ottobre e annunceremo i risultati alla fine di novembre”. I modelli sotto la lente sono gli stessi degli Usa: Volkswagen Jetta, Golf, e Audi AG A3 sedan. E in Australia il Dipartimento del Governo che gestisce le verifiche ambientali ha chiesto alla Volkswagen se anche i veicoli venduti nel Paese siano dotati del software “civetta” scoperto negli Stati Uniti.

Anche le autorità europee sono pronte ad aprire un’inchiesta (come richiesto dal gruppo francese PSA Peugeot Citroen). “E’ prematuro dire se sia necessaria qualsiasi misura di sorveglianza specifica anche in Europa e se i veicoli Volkswagen venduti in Europa abbiano lo stesso difetto. Stiamo comunque prendendo in esame la questione molto sul serio. Siamo in contatto con l’azienda e l’Agenzia Usa per l’Ambiente (Epa)”, ha dichiarato Lucia Caudet, portavoce della Commissione europea per il Mercato Interno. E il ministro delle Finanze francese Bernard Sapin ha affermato parlando alla Radio Europe1 che “serve un’inchiesta europea” sulla casa di Wolfsburg e “per rassicurare i cittadini” sarà “necessario” condurre controlli anche sugli altri costruttori europei. Se l’azienda tedesca vende il 40% delle sue auto in Asia, dunque, è nel Vecchio continente che rischia di più.

Nel frattempo la vicenda Usa si è evoluta: il Dipartimento americano di Giustizia sta conducendo un’inchiesta penale sul comportamento della casa di Wolfsburg, che ha barato nei test federali riguardanti le emissioni di diossido di azoto di alcuni dei suoi motori diesel. E il titolo Volkswagen a Francoforte, dopo il -19% a fine seduta di ieri, continua a perdere terreno (in questo momento -5%).

 

Così fan tutti

Intanto fa discutere un rapporto da cui emergerebbe che tutti i costruttori utilizzano dei “trucchi” legali per dichiarare meno emissioni, senza arrivare al sofisticato software elaborato dalla Volkswagen, facendo sì che nei test le vetture consumino meno che nelle situazioni reali. Come ? Semplicemente approfittando di regole obsolete. Gli escamotage, secondo uno studio condotto nel 2013 dell’Ong belga Transport and Environment, sono almeno 20.

Confrontando emissioni e consumi reali delle auto con quelli dichiarati, i ricercatori hanno elencato le soluzioni “creative ma legali” per migliorare le performanc in termini di consumi ed emissioni: sigillare perfettamente le auto per minimizzare la resistenza all’aria, utilizzare lubrificanti speciali per aumentare l’efficienza della combustione, interrompere il processo di ricarica della batteria disconnettendo l’alternatore, effettuare i test a temperature molto alte, ad altitudine elevata, dove l’atmosfera rarefatta offre meno resistenza, o su piste molto dure.

“In media – annotano gli autori – il consumo dichiarato è inferiore di almeno il 25% a quello reale, ma in alcuni casi si arriva al 50%”. E il fenomeno è in crescita: la differenza aumenta dell’1% l’anno. Sarà molto difficile, scrive l’Ong, che i test cambino in un futuro immediato. “L’introduzione delle norme Euro 6 nel 2007 – sotttolineano gli autori – doveva essere accompagnata da un nuovo test sulle emissioni che misurasse l’inquinamento prodotto su strada. Ma le discussioni su come questo test dovrebbe essere effettuato ne hanno ritardato l’introduzione, inizialmente prevista nel 2015”.