Volkswagen: le azioni crollano dopo lo “scandalo” delle emissioni

(Getty Images)
(Getty Images)

 

Volkswagen ha ammesso la propria colpa: alcune auto diesel vendute sul mercato statunitense, come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi qui su Tuttomotoriweb, sono state equipaggiate con un software che fornisce dati “truccati” sulle emissioni. E sta già pagando l’errore a caro prezzo.

Dopo la “confessione” da parte dei vertici del colosso automobilistico tedesco, primo produttore mondiale, le azioni della società hanno infatti subìto un vero e proprio tracollo in borsa: attorno alle 12 sulla piazza di Francoforte perdevano il 20,07%, a quota 129,80 euro.

 

Un “caso” tutto da chiarire

Il nuovo capitolo della vicenda si è aperto ieri, quando la casa automobilistica tedesca ha riconosciuto di aver equipaggiato con un software truccato molte auto diesel vendute negli Usa per aggirare gli standard ambientali. L’ad della Volkswagen, Martin Winterkorn, ha annunciato l’avvio di un’inchiesta indipendente per chiarire l’accaduto. “Mi scuso personalmente in tutti i modi, per aver perso la fiducia dei nostri clienti e del pubblico”, ha detto Winterkorn. “Quanto accaduto ha per tutti noi del direttivo e per me personalmente la massima priorità”.

In precedenza l’agenzia per la protezione ambientale (Epa) statunitense aveva ordinato il richiamo di quasi 500.000 veicoli della Volkswagen, proprio per l’accusa di aver infranto la legge installando un software per aggirare gli standard ambientali per la riduzione dello smog nei modelli Audi e Volkswagen a 4 cilindri prodotti tra il 2009 e il 2015.

Il software in questione è in grado di rilevare quando la macchina è sottoposta ai test sulle emissioni, in modo da tenere attivo il sistema di controllo sulle emissioni solo in quel periodo di tempo. In tutti gli altri intervalli di tempo, è l’accusa dell’Epa, i veicoli inquinano molto più di quanto comunicato dalla casa produttrice. Il software sarebbe stato congegnato appositamente per nascondere l’emissione di monossido di azoto.

“Usare un impianto di manipolazione nelle macchine per eludere gli standard ambientali è illegale, e una minaccia alla salute pubblica” ha dichiarato Cynthia Giles, funzionaria dell’Epa. Le accuse riguardano circa 482.000 vetture diesel vendute negli Stati Uniti a partire dal 2009: le Volkswagen Jetta, Beetle, Golf e Passat, e l’Audi A3.

La notizia, intatto, è arrivata inevitabilmente ai piani alti del governo tedesco: da Berlino fanno sapere di “aspettare informazioni adeguate” dal gruppo Volkswagen, che “adesso deve collaborare strettamente con le autorità americane”. La motorizzazione tedesca, ha aggiunto il governo, “deve valutare se anche in Germania vi siano state analoghe manipolazioni”: se ciò fosse vero, lo scandalo assumerebbe proporzioni inedite, visto che in Europa le vendite di auto diesel sono molto più elevate che negli Usa. Il ministero tedesco dell’ambiente ha indicato che “a breve sono previsti colloqui tra il governo” e il presidente Winterkorn.