Incidenti stradali: ecco quando il prelievo di sangue è nullo

(Getty Images)
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L’automobilista che, a seguito di un incidente stradale, viene sottoposto dalla polizia a un prelievo di sangue per accertare l’eventuale reato di guida sotto l’effetto di alcol o stupefacenti, ha diritto a essere informato della possibilità di farsi assistere da un avvocato di fiducia. In caso contrario, il prelievo ematico è nullo. A stabilirlo è la giurisprudenza della Cassazione (con la sentenza n. 4405/14).

 

Quando il difensore fa la differenza

I giudici della Suprema Corte ricordano innanzitutto che le autorità hanno il potere di costringere a sottoporsi a un prelievo di sangue anche l’automobilista che, coinvolta in un incidente stradale, non mostri segni di alterazione psico-fisica, purché nell’ambito di un accertamento del reato di guida alterata. La prova del sangue rientra infatti nella serie di accertamenti previsti dal codice della strada per verificare l’eventuale guida sotto l’effetto di alcolici o stupefacenti.

Il prelievo ematico, tuttavia, costituisce un accertamento irripetibile, utilizzabile in un eventuale processo penale, e deve essere pertanto effettuato previa informazione al conducente della possibilità di farsi assistere da un difensore di fiducia.

Solo in caso di prelievo ematico compiuto durante gli ordinari protocolli di pronto soccorso (al di fuori, quindi, dell’emersione di figure di reato) – precisano infine gli ermellini – non sussiste l’obbligo di avviso all’indagato della facoltà di farsi assistere da un avvocato di fiducia.