Cremona: obbligatoria la divisa catarifrangente per le “lucciole”

(Getty Images)
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La lotta al fenomeno della prostituzione passa anche per la “divisa“. Così, almeno, la pensa Paolo Riccaboni, sindaco di Spino d’Adda, nel Cremonese, che ha emesso un’ordinanza la quale prevede l’obbligo per le “lucciole” di indossare un giubbino catarifrangente e, in una determinata fascia oraria, rigorosamente i pantaloni. Come dire: addio alla minigonna e allo stereotipo della prostituta provocante senza veli sul marciapiede. Pena una multa di 500 euro e la segnalazione alla procura nel caso di doppia infrazione nel giro di sei mesi.

 

Occhio non vede…

“Il provvedimento impone l’obbligo per tutta la giornata e i pantaloni dalle 18 alle 8 della mattina”, spiega Riccaboni al Fatto Quotidiano. L’ordinanza è già stata recapitata al prefetto e al capitano dei carabinieri di Crema, che dovranno dare il placet definitivo. “Vogliamo coprire le lacune della legislazione vigente. Già quattro anni fa – ricorda il primo cittadino – avevamo provveduto a emettere un’ordinanza che sanziona i clienti. Non è sufficiente: vogliamo dare un nuovo strumento alle forze dell’ordine per poter debellare il fenomeno”.

Quali sono esattamente le norme a cui d’ora in avanti le “lucciole” dovranno adeguarsi? “Il provvedimento – puntualizza Riccaboni – impone l’obbligo del giubbotto catarifrangente per tutta la giornata e i pantaloni dalle 18 alle 8 della mattina”, ma solo sulle strade provinciali. “L’idea – prosegue – è che quelle donne si coprano, così hanno meno possibilità di attirare il cliente e allo stesso tempo possono essere ben visibili alle forze dell’ordine”.

L’amministrazione comunale – chiarisce poi Riccaboni – non spenderà neppure un centesimo di euro per comprare i giubbotti catarifrangenti. Anzi, la speranza è che nemmeno le “lucciole” lo acquistino e si allontanino dal territorio.

“La nostra maggioranza – prosegue il sindaco – è attenta alla questione del decoro urbano. Non possiamo fare attività investigativa, non spetta a noi”.

Ma la notizia non ha mancato di suscitare critiche e perplessità. Il capitano dei carabinieri di Crema, Giancarlo Carraro, competente sul territorio in questione, fa notare che “a Genesio, dov’è stata fatta un’ordinanza simile, si faceva riferimento a fatti gravi che riguardavano quel contesto. Nella nostra zona il fenomeno è contenuto: non ci sono atti di violenza contro le prostitute o episodi di donne investite. A mio avviso, per poter fare un provvedimento di questo tipo ci devono essere presupposti validi che in questo momento non sussistono”. Ciò detto, “se verrà adottata, la rispetteremo. Non mi permetto di censurarla, io applico la legge non la promulgo ma credo che gli strumenti che abbiamo a disposizione sono già buoni. Si tratta solo di applicarli”.

A San Genesio (Pavia), infatti, il sindaco Cristiano Migliavacca, ha preso la stessa decisione: “In tutto il territorio comunale è vietato – recita l’ordinanza – assumere atteggiamenti, modalità, comportamenti ovvero indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio”.

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