Valentino Rossi “non è appagato”. Parola di mental coach

Valentino Rossi (Getty Images)
Valentino Rossi (Getty Images)

 

Per essere un vero campione sportivo, si sa, le doti atletiche e la preparazione tecnica non (sempre) sono sufficienti. C’è anche il lavoro sulla mente, su di sé e sugli avversari. Da questo punto di vista, Valentino Rossi rappresenta un caso emblematico. Nessuno riesce più e meglio di lui a battere psicologicamente i rivali in pista. A confermarlo è Roberto Re, uno dei più noti mental coach al servizio degli sportivi, secondo cui sta proprio qui la differenza tra il “fuoriclasse” e l’atleta che, per quanto bravo, non è il numero uno.

 

Un’arma nascosta

Da Tania Cagnotto (che ha appena conquistato un oro ai mondiali di nuoto) a Valentino Rossi, passando per Federica Pellegrini, Andrea Magnini e tani altri, tutti i grandi campioni devono i propri successi alla capacità di coniugare le ottime peformance sportive attribuibili a disciplina e preparazione con la capacità mentale di affrontare le sfide e l’ansia da prestazione. C’è chi vi riesce più facilmente e chi meno, anche a seconda delle circostanze. Per quale motivo?

Secondo Roberto Re, allenatore di tanti campioni italiani e fondatore dell’International Sport Mental Coaching Institute insieme allo psicologo dello sport Bruno de Michelis, c’è innanzitutto una predisposizione innata. “Se in parte è vero, come recita l’adagio, che ‘campioni si nasce’, la determinazione e la motivazione necessaria per arrivare ad eccellere a livelli così alti è una dote innata – spiega il mental coach – . Oltre alle doti fisiche infatti è necessaria la testa: il campione ha ‘la mentalità da campione'”.

E, come si diceva, Valentino Rossi è un caso emblematico: “A 36 anni ancora una volta in testa al mondiale, non è appagato, è sempre alla ricerca del miglioramento e ogni sconfitta non è vissuta come tale, ma al contrario come stimolo per dare di più”, spiega Re.

Il segreto sta a quanto pare nel concepire la gara come una sfida consapevole verso se stessi e soprattutto verso i propri limiti. “Ciò che fa la differenza nella carriera di un’atleta è come riesce a interpretare quello che succede – conferma Re – . Anche la vittoria infatti può diventare paradossalmente un pericolo per la carriera futura se non viene gestita nel modo corretto, in questo senso Valentino Rossi è esemplare”.

Infatti, “interpretare la realtà significa dare significati più o meno positivi alle esperienze, e per gli sportivi ciò è ancora più evidente che per le persone comuni, in quanto vivono costantemente sotto pressione”.

E proprio qui entra il gioco il mental coach: “Saper gestire se stessi in queste occasioni non è scontato, l’obiettivo del mental coaching è quello di aiutare gli atleti a rimanere in linea e centrati, usando un gergo tecnico” sottolinea Re.

“Focus sugli obiettivi, concentrazione anche in condizioni non ottimali, gestione della propria emotività sono solo alcuni dei punti che è necessario imparare a gestire e ad affrontare, sia prima che durante la gara” conclude.

In fondo, è così anche nella vita “normale”…