F1, Andy Mellor spiega: “Ecco cosa è successo nell’incidente di Jules Bianchi”

Jules Bianchi incidente
I soccorsi a Jules Bianchi dopo l’incidente (Getty Images)

La morte di Jules Bianchi ha senza dubbio scosso il mondo della Formula1. Se da una parte c’è una famiglia distrutta e immersa nel dolore, dall’altra c’è uno sport che si interroga nuovamente sulle proprie misure di sicurezza e sono molti a domandarsi se la tragedia non si potesse evitare. Anche gli ormai ex colleghi del francese sono tristi per aver perso un ragazzo che era molto apprezzato nel paddock. Ma quel terribile schianto a Suzuka nell’ottobre 2014 ha spento i suoi sogni e dopo tanti mesi di coma ha posto fine alla sua vita. La F1 torna a piangere un altro pilota, l’ultimo era stato Ayrton Senna nel 1994.

 

Andy Mellor spiega l’incidente di Jules Bianchi

Molto si è detto dell’incidente che ha coinvolto l’allora pilota della Marussia. La FIA ha aperto un’indagine approfondita per capire la dinamica dell’episodio e la relazione fu poi presentata nel corso del Congresso svolto a dicembre 2014. Il portale Auto Motor und Sport ha riportato i risultati di quella indagine. L’ADR (Accident Data Recorder), il registratore dei dati degli incidenti, ha stabilito che Jules Bianchi perse il controllo della monoposto a 213 km/h e che ha colpito la gru solo 2,61 secondi dopo impattando a 126 km/h e con un angolo di 55 gradi la sua vettura si è infilata sotto il mezzo di soccorso. La forza dell’impatto è stata di 58.8 G, che rientra nel range dei “normali” incidenti contro guard reil o barriere rigide, ma l’ulteriore decelerazione subita dopo lo scontro con la gru ha fatto sobbalzare quest’ultima e schiacciando di fatto il pilota con una forza di 254 G. Come se sul casco gli fossero caduti 1.400 kg di peso.

Andy Mellor, vice presidente della Commissione FIA per la sicurezza, ha fornito la seguente spiegazione ad Auto Motor und Sport: “Il problema è stato relativo al fatto che, in parte, la Marussia è finita sotto la gru ed stata quindi schiacciata in basso dall’area posteriore del veicolo. Un effetto che ha funzionato come un freno, con una decelerazione improvvisa – e in questo processo c’è stato un contatto tra il casco e la gru che non avevamo mai visto prima. È come se la macchina fosse caduta al suolo da un’altezza di 48 metri”.

Sul tema si è espresso anche Paul Wright, responsabile della Commissione Sicurezza della FIA, il quale ha affermato: “A volte devono capitare degli incidenti per poter imparare poi a prevenirli. Il caso di Bianchi ne è un esempio. Nessuno prima poteva immaginare un simile scenario. Per questo abbiamo indagato su ogni singolo dettaglio e non abbiamo mai investito così tanto in simili analisi. In F1 è impossibile eliminare tutti i rischi, bisogna trovare la soglia del rischio accettabile”.