Intervista esclusiva ad Alessio Sundas: “Le Umbrella Girls non sono per tutti”

(Getty Images)
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Sono sempre al fianco dei piloti sulla griglia di partenza  delle gare del Motomondiale e di Formula Uno, pronte a proteggerli dal sole e dalla pioggia. E – perché nasconderlo? – con la loro avvenenza sono divenute un motivo in più per assistere agli spettacoli in pista.

Stiamo parlando delle ragazze ombrellino, meglio note come Umbrella Girls: una figura nata nel 1988, quando l’imprenditore Alessio Sundas, durante “The Look Of The Year” a Chianciano Terme, invitò le modelle a coprirsi a causa di un improvviso temporale. Sundas puntò con lo zoom due ragazze con l’ombrello in mano, e l’immagine risultò così di grande effetto che da quel giorno le Umbrella Girls sono diventate una presenza fissa in tutte le più importanti competizioni di MotoGp, SuperBike a Formula 1, da Valencia a Motegi, dal Mugello ad Imola, fino alle competizioni internazionali di Laguna Seca in California.

Umbrella Girls made in Italy è oggi un marchio registrato dello stesso Sundas, che ha creato un’apposita agenzia per mettere in contatto gli organizzatori dei Gp e le avvenenenti fanciulle. E alla “ragazze con l’ombrellino” è stato dedicato anche quest’anno uno speciale calendario (il 10° della serie), con immagini scattate lo scorso 11 novembre in un’autofficina di Rimini.

 

Voci di “addio”

Da qualche tempo, però, nell’ambiente del motorsport si rincorrono le voci di un possibile “addio” alle Umbrella Girls. Qualche settimana fa l’agenzia Reuters ha riferito che il campionato del mondo Endurance, il cui clou annuale è la 24 ore di  Le Mans, non avrà più le ‘grid girl’ sullo schieramento: “Per me questo è il passato. La condizione delle donne è un po’ diversa ora”, ha detto l’amministratore delegato della serie Gerard Neveu.

La motivazione ufficiale, dunque, è che la presenza di donne sulla griglia di partenza possa fornire ai giovani di oggi un messaggio sbagliato. E la Fia sembra essere d’accordo con chi ritiene che le donne in pista confermino il classico stereotipo per cui le corse sono uno sport per soli uomini e le donne vanno relegate al ruolo di “bella presenza”. Il “caso” aperto da Lewis Hamilton con la “spruzzata” di champagne sul viso di una hostess per festeggiare la vittoria del GP di Shanghai, poi, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. Resta da capire come reagirà il pubblico, a prescindere dalle esigenze di politically correctness.

 

La parola al “padre” delle ombrelline

Noi di Tuttomotoriweb abbiamo chiesto ad Alessio Sundas, il “padre” delle Umbrella Girls, come e perché si sia arrivati all’ipotesi di un loro addio alle piste. Ecco cosa ha risposto l’imprenditore nel corso della nostra intervista esclusiva.

Da qualche settimana si rincorrono le voci di un possibile “addio” alle Umbrella Girls? Chi lo ha proposto, e per quale motivo?

“Diciamo che le Umbrella Girls sono utilizzate da sempre, da tutti i piloti di tutte le categorie – risponde Sundas – e chiaramente non tutti se la possono permettere. La modella che si presta a fare l’Umbrella Girl va pagata. Quando un team ha tutte queste difficoltà economiche… Se ci aggiungi il fatto che ci sono due Umbrella Girls da pagare, la difficoltà economica è una delle scuse che viene portata per fare a meno delle Umbrella Girls. Quanta gente va nei circuiti per vedere delle Umbrella Girls, che stanno accanto al pilota e gli stanno vicino? L’idea dell’ombrello è divertente, da un punto di vista scenografico. E’ stimolante avere una bella ragazza accanto. E poi donne e motori è un connubio storico”.

 

Cosa pensa il “padre” delle umbrella girls della loro eventuale scomparsa dai circuiti?

“Il discorso di abolire le Umbrella Girls nasce da voci di corridoio, comunque nelle ultime gare c’è ancora richiesta, a quanto vedo. Se una categoria decide di toglierle, posso anche essere d’accordo, ma dall’altra parte ti dico anche che è difficile anche trovare delle Umbrella Girls che vengano spontaneamente da te’. Se una categoria decide di toglierle, bene, tanto le Umbrella Girls non sono per tutti. L’ultimo arrivato in MotoGP comunque non può permettersi le UG, e bisogna tenere in
considerazione anche che le Umbrella Girls lavorano nel weekend dal venerdì e alla domenica, hanno un costo. Non mi spaventa più di tanto la voce circa una loro sparizione”.

 

Cosa risponde ai critici che parlano di ragazze trattate come semplici soprammobili?

“Da che mondo è mondo, ci sono modelle che sono bellissime e che quando ci parli non hanno niente da dire, ne ho conosciute molte. A volte etichettano la ragazza bella come una senza cervello. Le Umbrella Girls le difendo, è vero che non devono fare niente di particolare, che la loro bellezza dice tutto, ma dall’altra parte, ci sono delle persone che credono di essere superiori a loro, le pagano e le trattano come se fossero niente. Le trattano veramente male. Mi piace dire simpaticamente che le Umbrella Girls portano anche fortuna, e visto che portano fortuna, se le tratti male, te che hai un team, vedi che non ti portano più bene!  Io da inventore, dico le Umbrella Girls vanno trattate benissimo in quanto parte del lavoro […] E a ogni modo ci vuole comunque rispetto nei confronti di queste persone, che in confronto ai compensi milionari dei piloti, prendono sì e no 300 € a weekend”.

 

Qual è la sua opinione riguardo all'”incidente” dell’umbrella girl “umiliata” con uno spruzzo di spumante in faccia da Lewis Hamilton?

“Mi è capitato, nella mia carriera, di vedere un pilota lanciare  champagne a un’Umbrella Girl, alle volte quando capita di essere sul podio capita che questo champagne cada un po’ su tutti. Le Umbrella Girls sono pronte a questo e non vedono l’ora di essere sul podio a festeggiare con i vincitori. Questi gesti sul podio sono contemplati, un altro conto sarebbe se fossero fuori dal podio. Una delle cose che le Umbrella Girls dicono spesso è il non vedere l’ora di stare sul podio, per la loro visibilità. Le femministe hanno perso un’occasione per stare zitte, è un gesto diffuso ed è un gesto d’euforia”.

 

Qual è la strada da percorrere per una giovane che volesse avvicinarsi a questo mestiere, e quali consigli le darebbe?

“Bella domanda. Forse la più complicata di tutte tra le domande. Fare la UG vi assicuro… Non è tanto il lavoro in sé, ma devi avere i requisiti giusti, devi essere una ragazza calma, devi infondere calma al pilota, devi lasciare i problemi fuori dal circuito – qualsiasi essi siano. Consiglio caldamente che l’Umbrella Girl sia single – per gelosie dei fidanzati che non le vogliono fare andare a lavorare in circuito, non per il mio punto di vista, ma per l’ambiente in cui si va a lavorare. Al di là di essere bellissima, posso anche dire che ho anche conosciuto Umbrella Girls non bellissime, ma piene di carisma. Deve avere carisma per sostenere il pilota. Una volta che ti metti in mostra, l’emozione di lavorare in un circuito passa; se poi sei brava a  lavorare, verrai di sicuro richiamata”.