MotoGP, Valentino Rossi: “Sindrome compartimentale? Non ho questo problema”

Valentino Rossi
Valentino Rossi (getty images)

Negli ultimi anni sempre più piloti del Motomondiale e della SBK devono ricorrere ad interventi chirurgici per porre rimedio (o tentare…) alla sindrome compartimentale, che nella peggiore delle ipotesi potrebbe portare alla perdita dell’arto.

Fortunatamente la chirurgia fa passi da gigante, ma il problema sta suscitando preoccupazioni tra atleti e addetti ai lavori per l’intensificarsi dei casi , dopo l’eclatante caso di Dani Pedrosa ad inizio Mondiale, seguito a ruota in pochissimi mesi da Pol Espargaro, Hector Barbera, Alex Rins, Leon Haslam, solo per citare gli ultimi.

La sindrome compartimentale si manifesta con crampi e intorpidimento che sfociano in disagi sulla mobilità della mano e delle dita. A dare un parere ‘tecnico’ ci ha pensato ‘il Dottor’ Valentino Rossi, finora immune grazie al suo stile di guida più ‘vellutato’, che ritrova le principali cause nelle moto di ultima generazione sempre più potenti.

“Naturalmente questo è strano, ma ho una spiegazione tecnica. Negli ultimi anni la pressione sulle bracca durante la frenata è divenuta più forte – ha spiegato in un’intervista a Speedweek.com -. La ragione è che la gomma anteriore Bridgestone è fantastica, i freni sono sempre più grandi, il freno motore è migliore e anche il cambio aiuta a fermare la moto. Perciò frenare è duro. Tutte queste componenti tecniche fanno in modo che sul braccio venga esercitata una maggiore pressione – ha aggiunto il campione di Tavullia -. Per questo negli ultimi anni si sono moltiplicate le operazioni. Fortunatamente non ho questo problema”.