MotoGP, Casey Stoner: “Fare il collaudatore Honda è un lavoro difficile”

Casey Stoner
Casey Stoner (getty images)

Dopo aver vinto due titoli iridati nella MotoGP Casey Stoner ha deciso di abbandonare il mondo delle corse per dedicarsi alla famiglia e al più modesto ruolo di collaudatore per la Honda Racing Corporation. In un’intervista rilasciata a Moto Racer Magazine e riportata dal sito ufficiale motogp.com la leggenda australiana delle due ruote ha parlato del suo nuovo lavoro di collaudatore senza tralasciare qualche salto nel suo passato.

“Nel corso della mia carriera ho trovato la chiave per ottenere il massimo dai test ed è quello di stabilire un buon rapporto con i tecnici che stanno controllando il test. Poi si può capire esattamente ciò che vogliono ottenere dalla prova e non si perde tempo”, ha raccontato Stoner. “Ho sempre apprezzato testare la RC213V Honda, vedere ciò che gli ingegneri HRC portavano di nuovo. E’ stato difficile quando le norme di peso sono state cambiati all’ultimo minuto nel 2012 dopo che la nostra moto era stata sviluppata, ed è stato impegnativo, cercando di ottenere un buon set up della moto e mi sento di dire che questo ha contribuito a farci perdere il campionato”.

Nel suo ruolo di collaudatore ci sono però alcuni dettagli che preferirebbe evitare, seppur non sia possibile, come quello di “girare 7-8 ore al giorno con temperature caldo-umide”. Ma come ci si sente a vedere un altro pilota correre con la propria moto? “Non è più la mia moto – ha spiegato Casey Stoner -. Ma vedere un altro rider vincere su una moto che hai avuto da collaudare è una bella sensazione”.

Ma qual è il compito di un collaudatore e la parte più difficile del suo lavoro? “E’ tutta una questione di debriefing tecnico dopo ogni corsa e poi alla fine della giornata. Spiegando come la moto si comporta in determinate zone della pista, ecc. E’ complicato e talvolta difficile da mettere in parole come la moto si sente in modo che gli ingegneri possano capire”.