L’aereo del futuro: un idrovolante “transatlantico” da 2mila passeggeri

(foto dal Web)
(foto dal Web)

 

Gli idrovolanti giganti saranno il futuro dei viaggi aerei? A quanto pare sì. I velivoli blended wing body, nei quali cioè ala e corpo si fondono per garantire una migliore aerodinamica, possono trasportare fino a 2.000 passeggeri per volta, e – soprattutto – senza bisogno di un aeroporto.

 

Il progetto dell’Imperial College

Come accennato, a rendere gli idrovolanti particolarmente efficienti è la minore resistenza aerodinamica – unita alla possibilità dell’alimentazione a biocombustibile – e la possibilità di “atterrare” in acqua consente di fare a meno dei classici aeroporti, o quanto meno di ridimensionarli in numero ed estensione, a tutto beneficio dell’inquinamento acustico (e non solo) nelle aree urbane finora utilizzate a tale scopo.

“Si assiste a un aumento del traffico aereo su scala globale e per soddisfare le esigenze del mercato i protagonisti del settore cercano di ampliare i principali aeroporti per consentire lo sviluppo di mezzi più grandi, più veloci e più efficienti”, scrivono gli esperti dell’Imperial College di Londra. “Tuttavia, le preoccupazioni in ordine al degrado ambientale e all’inquinamento acustico pongono un ostacolo all’ampliamento di molti aeroporti, già al limite delle loro possibilità”.

Così, i ricercatori del dipartimento di Aeronautica del prestigioso istituto d’Oltremanica hanno sviluppato un progetto di un idrovolante a medio e lungo raggio, dunque in grado di affrontare viaggi transatlantici, che a loro avviso potrebbe contibuire a ridurre la pressione sugli aeroporti già esistenti.

 

Tra passato e futuro

Il design si ispira ai modelli già in circolazione negli anni ’40 del secolo scorso, con la fusoliera a V, configurati in modo tale da garantire la massima efficienza e stabilità sia in fase di decollo che di “atterraggio” in mare. Occorre ancora rifinire alcuni dettagli, ma secondo il team che si occupa del progetto l’idea è assolutamente fattibile.

“Per molte persone – spiega il dott. Errikos Levis, del dipartimento già citato – i maestosi idrovolanti degli anni ’40 evocano l’età romantica della storia dell’aviazione. Sul piano dell’efficienza e del numero di passeggeri che erano in grado di trasportare, tuttavia, questi mezzi non erano in grado di competere con gli aerei affacciatisi sul mercato negli anni ’50, e persero rapidamente il loro fascino”.

“Nel XXI secolo – prosegue – l’industria dell’aviazione deve affrontare nuove sfide e noi, adottando un approccio radicale al problema del collasso degli aeroporti, siamo riusciti a dimostrare come, utilizzando la tecnologia dei giorni nostri, gli idrovolanti possano diventare ancora una soluzione alternativa per i viaggi di lunga percorrenza”.

Secondo Levis, intervenendo ulteriormente sul design, in particolare sulla forma della fusoliera, e riducendo il peso strutturale del mezzo, il “suo” idrovolante potrà competere – in termini di efficienza dei consumi – con gli aerei tradizionali.

Le grandi dimensioni rendono infatti possibile l’utilizzo come combustibile dell’idrogeno (che, richiedendo uno spazio fino a quattro volte superiore rispetto al cherosene, non è conveniente sfruttare per gli aerei tradizionali). Ma resta il problema dei costi esorbitanti di produzione.

Quanto al “debutto” del nuovo idrovolante, il team dell’Imperial College spiega che – alla luce delle difficoltà sopra elencate – , sarà difficile che il modello spicchi il volo nell’immediato futuro. Ma il dott. Levis e la sua équipe continuano a perfezionare la loro “creatura” per bruciare le tappe…