MotoGP Yamaha, Matteo Flamigni: “Valentino Rossi ama gestire la derapata”

Valentino Rossi (Getty Images)
Valentino Rossi (Getty Images)

 

Dietro ai tanti successi di Valentino Rossi c’è (anche) lui: Matteo Flamigni, il genio dei computer nei box del Dottore, una laurea in ingegneria elettronica e tanta tanta passione per la MotoGP. Quando lui è entrato ancora giovanissimo nel mondo delle corse, le centraline su cui raccogliere informazioni sembravano fantascienza: oggi, con più di 200 canali, sono qualcosa di assolutamente scontato.

“Oggi si lavora più col computer che con il cacciavite – racconta Matteo Flamigni in una lunga videointervista rilasciata ai colleghi di GPOne in vista del GP di Le Mans – , ma un 50% di interventi sulla meccanica rimane, anche se l’elettronica è invasiva e capace di modificare il comportamento della moto. Cerchiamo sempre il compromesso fra dinamica del telaio e elettronica”.

 

Al fianco del Dottore

C’è da dire che lavorare con Valentino Rossi è indubbiamente un privilegio, ma soprattutto una grande responsabilità. Il Dottore – confida il telemetrista – non vuole un’elettronica troppo invasiva sulla sua M1, ma “ama sentire la connessione fra motore e ruota posteriore, gli piace gestire la derapata per un buon 10-20%. Non dobbiamo esagerare con i controlli elettronici. Alcuni piloti, al contrario, preferiscono lasciare la gestione della potenza e dell’aderenza al software”.

Anche qui è questione di gusti. Flamigni, com’è noto, ha lavorato sia con Max Biaggi che con Valentino Rossi, due piloti con caratteristiche e propensioni decisamente poco affini. “A livello di elettronica è cambiato tantissimo”, spiega, “perché con Biaggi io ho lavorato nell’epoca dei due tempi, e il primo anno nei quattro tempi, per cui l’elettronica rispetto a oggi era limitata […] e le strategie molto basilari”.

Di contro, “con Valentino si è arrivati a un utilizzo dell’elettronica sicuramente più evidente, con strategie molto molto più complesse, non ultima quella della piattaforma inerziale…”.

Le caratteristiche in comune tra i due? “Entrambi chiedevano una moto molto stabile in frenata – spiega Flamigni – e di sfruttare la velocità dell’ingresso in curva. Entrambi sono due forti staccatori con una velocità di percorrenza molto elevata, che è poi una prerogativa della moto Yamaha”.

A proposito di Valentino, Flamigni pone l’accento sulla sua “grandissima capacità di adattamento come pilota”, capacità che “gli ha permesso di non soffrire dell’utilizzo sfrenato dell’elettronica, ma di cucirselo addosso per riuscire a sfruttare al meglio le sue caratteristiche”.

Guardando al futuro, Flamigni non esclude di seguire Valentino in un ipotetico salto alla Superbike, e comunque “finché avrà voglia di correre” perché il Dottore “è una risorsa incredibile per tutti noi e per il Motomondiale stesso”, e “una risorsa da gestire al meglio”.

Infine, il ricordo dell’episodio più bello di tutti questi anni trascorsi al fianco di Valentino: “Eravamo nel 2004 in Malesia – racconta -, dopo le prove vedo Vale molto scuro in volto, viene da me molto accigliato, mi dice che ‘c’è un problema serio'”. Una lunga pausa, poi la spiegazione di Rossi: “La moto non si impenna!”.