Assicurazione auto: ecco le regole per “salvare” la classe di merito

(Getty Images)
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Per costruire ci vuole molto, per distruggere basta pochissimo. La massima è una lezione di vita che trova ovunque conferme… non ultimo nel settore dell’Rc auto. Il riferimento è ovviamente alle ultime novità introdotte per la classe di merito, che agli occhi degli automobilisti appare sempre più come un obiettivo tanto difficile da conquistare quanto – complici le ultime novità legislative introdotte in materia – facile da perdere. Vediamo insieme come e perché.

 

Un percorso pieno di insidie

Come i lettori di Tuttomotoriweb ricorderanno, chi sottoscrive una polizza assicurativa ex novo parte dall’ultimo gradino della scala del merito, la classe 14, e ogni anno – ovviamente a patto che non commetta sinistri – sale di una posizione. Solo dopo anni di guida virtuosa può arrivare a conquistare la tanto sospirata classe di merito 1, che dovrebbe garantire tariffe più vantaggiose. Ma il “bello” comincia proprio da questo stadio

La normativa attualmente in vigore (ma in continua evoluzione), infatti, prevedono una serie di circostanze al verificarsi delle quali l’automobilista “virtuoso” può tornare in un sol balzo alla casella di partenza.

 

Il rischio dell’auto nuova

Il primo rischio si presenta quando si decide di cambiare la propria vettura, per esempio vendendo la vecchia e facendo passare un po’ di tempo prima di acquistarne una nuova: dato che le compagnie hanno ottenuto col decreto Bersani di associare la RC Auto alla vettura e non più all’automobilista, bisogna sempre ricordarsi non disdire la vecchia polizza ma solo di sospenderla in attesa di fare il trasferimento sulla nuova vettura. Solo così infatti è possibile conservare la propria classe di merito, maturata dopo anni di fatiche. Chi rescinde il vecchio contratto senza procedere al trasferimento, magari firmando una nuova polizza con una compagnia ritenuta più conveniente, ripartirà dal punto iniziale, vedendosi azzerare il meccanismo bonus-malus e finendo nella classe di merito che gli spetta in funzione del certificato di “buona condotta”, cioè dell’attestato di rischio.

A proposito di quest’ultimo, vale la pena di notare che le compagnie ne hanno limitato la funzione agli ultimi cinque anni di guida, evidentemente a danno di chi non commette incidenti da molti anni: livellando sempre di più il profilo degli assicurati, infatti, le tariffe restano mediamente più alte per tutti.

 

Il nodo della polizza gratuita

C’è poi il nodo dell’Rc Auto gratis per un anno che spesso viene inclusa nel “pacchetto” di chi acquista un’auto nuova. La “trovata” dei costruttori è in realtà un’arma a doppio taglio: una volta scaduto l’anno di polizza gratuita e al momento del rinnovo, infatti, molte compagnie non riconoscono agli assicurati le condizioni assicurative che avevano maturato in precedenza, con la vettura poi sostituita, e li costringono a ripartire dalla classe di merito 14 (con buona pace della Legge Bersani del 2007, che consente tra l’altro di applicare all’assicurato la classe di merito più vantaggiosa di un familiare).

Dopo le polemiche alcuni costruttori, come il Gruppo Volkswagen, hanno deciso di non utilizzare più contratti a libro matricola e di consegnare ai propri clienti un attestato che permetta loro di conservare la classe di merito maturata in precedenza anche alla fine dell’anno gratuito. Gli altri, però, proseguono liberamente sulla vecchia strada, a detrimento dei consumatori meno accorti e informati. Fino a quando?