Ferrari P4/5 by Pininfarina: bella e impossibile (VIDEO)

(foto da Pininfarina.it)
(foto da Pininfarina.it)

E’ la Ferrari probabilmente più preziosa, esclusiva e inaccessibile del mondo, dal momento che il suo proprietario naviga letteralmente nell’oro e nutre una passione per le belle auto così forte che l’idea di vendere il proprio gioiellino neppure lo sfiora.

Stiamo parlando della mitica P4/5 di James Glickenhaus, un uomo che ha fatto dei motori una delle sue principali ragioni di vita. Non a caso nella collezione privata del ricco e appassionato statunitense, attivo nei settori dell’alta finanza e del cinema e titolare di una cattedra onoraria all’università di New York, ci sono diverse Ferrari di altissimo prestigio, stradali o da gara, alcune delle quali in esemplare unico – proprio come la P4/5.

Un garage, quello di Glickenhaus, che supera per quantità e qualità dei “pezzi” persino quello del Sultano del Brunei (proprietario, tra l’altro, di ben 500 Rolls-Royce, 531 Mercedes-Benz, 367 Ferrari, 362 Bentley, 185 BMW, 177 Jaguar, 160 Porsche, 130 Rolls-Royce e 20 Lamborghini).

La Ferrari P4/5, però, non ha certamente rivali. Con il design by Pininfarina (che l’ha anche progettata e costruita), dallo spirito romantico e al tempo stesso proiettato nella modernità più tecnologica, e il motore ad alte prestazioni è stata l’antesignana delle moderne one-off del Cavallino Rampante (come la F60 America, la 458 Speciale A e la F12 TRS).

 

Storia di un mito

Nata sulla base della Enzo, la Ferrari P4/5 fa il suo debutto in società al Concorso d’Eleganza di Pebble Beach nell’agosto del 2006, sperimentando un nuovo lessico stilistico per offrire un prodotto esclusivo a un acquirente come Glickenhaus. E’ bassa e acquattata, con un leggero involucro in fibra di carbonio, un ampio e avvolgente parabrezza e ampie prese d’aria perfettamente annegate nelle superfici.

La linea della Ferrari P4/5, con curve sinuose e proporzioni da top model, ma senza nulla toglier all’aerodinamica, il frontale nitido e levigato, la coda tronca raccordata all’abitacolo da un lunotto trasparente a goccia, la potenza e l’energia che trasudano da ogni centimetro di carrozzeria ne fanno una delle Rosse più avvincenti di tutti i tempi.

Le prestazioni sono mozzafiato, com’è normale che sia per un gioiello che sfrutta il meglio della tecnologia del “cavallino rampante”, grazie all’attento studio aerodinamico, al peso contenuto e – soprattutto – al sei litri a 12 cilindri da 660 cavalli. Al suo rombo, la memoria non può non andare al memorabile arrivo in parata alla 24 di Daytona del 1967, vinta dalla leggendaria 330 P4.

Da segnalare poi gli oltre 200 componenti appositamente sviluppati – dai fari allo bi-xeno (con sistema a led gialli e bianchi) ai cerchi in lega di alluminio da 20 pollici fresati dal pieno, fino alle cerniere a vista gradevolmente plasmate – e gli interni disegnati in funzione delle misure del cliente.

Insomma, una coupé bella e impossibile, costata al suo proprietario – ma a questo punto è solo un dettaglio – la bellezza di 4 milioni di dollari.