Rc auto: indennizzo “parziale” se il danno supera il valore del mezzo

Uno degli svantaggi (spesso dimenticati) per chi circola con auto vecchie o particolarmente malandate sta nel fatto che, in caso di incidente, l’assicurazione può optare per un risarcimento “parziale” con la motivazione che il danno subìto è superiore al valore residuo della vettura.

(Getty Images)
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In via teorica, il danneggiato totalmente incolpevole in questi casi ha diritto – previa quantificazione del danno subìto – al risarcimento da parte della compagnia assicurativa dei costi necessari per il ripristino dello stato della vettura antecedente al sinistro, anche se superiori al valore di mercato della vettura stessa.

Tuttavia, laddove la riparazione risulti tecnicamente impossibile (è il caso, ad esempio, di un mezzo andato distrutto) o eccessivamente costosa (si pensi alla sostituzione di un motore su un’auto vetusta), l’assicuratore è legittimato a risarcire solo la differenza di valore dell’auto prima e dopo l’incidente. E ciò anche qualora l’importo così determinato non fosse sufficiente all’acquisto di una nuova vettura.

Il “risarcimento per equivalente”

Con la sentenza n. 21012/2010, la Corte di Cassazione ha confermato la possibilità “di condannare il danneggiante al [solo] risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo”.

E la stessa Corte ha ribadito con la sentenza n. 24718/2013 che “in caso di notevole differenza tra il valore commerciale del veicolo incidentato e il costo richiesto delle riparazioni necessarie, il giudice potrà condannare il danneggiante (e, in caso di azione diretta, l’assicuratore) al risarcimento del danno per equivalente”, ossia con l’equivalente monetario della differenza di valore del veicolo prima e dopo l’incidente.

Il nodo della questione sta tutto in quel “notevolmente”…