Autostrade, polemica sui nuovi guard rail voluti dal Governo

Guard rail (foto dal web)
Guard rail (foto dal web)

Con il decreto legge dello scorso 6 ottobre il Ministero per le Infrastrutture ha stabilito delle modifiche che riguardano i guard rail presenti sulle autostrade. Con la scusa di adeguarsi alla normativa dell’Unione Europea è stato deciso di abbassarli di una trentina di centimetri in altezza e di renderli più leggeri.

Le nuove barriere avranno dunque una capacità di contenimento inferiore. Questa scelta si traduce in una minore sicurezza per gli automobilisti, soprattutto per coloro che guidano vetture con rilevante peso e consistenza, ed i camionisti, spesso abituati a trasportare tonnellate di materiali con mezzi che hanno un peso evidente.

Ad avvantaggiarsi da questo provvedimento sono sicuramente i concessionari della rete autostradale che potranno così risparmiare milioni di euro sui costi di manutenzione. I nostri guard rail erano più costosi rispetto alla media europea, ma anche più sicuri e resistenti.

La scelta non ha senso se pensiamo che in Italia viaggiano in media 9.302 veicoli pesanti al giorno sulle autrostrade, mentre in Francia 3.308 e in Germania 5.706. C’è una notevole differenza a livello di traffico e dunque anche di possibilità che si verifichino incidenti.

A creare poi polemica è il fatto che questo decreto sia stato preparato da Sergio Dondolini, a capo della direzione generale della sicurezza stradale ma anche consigliere di amministrazione dell’Anas. Vi è dunque un palese conflitto di interessi.

 

I rischi sulle autostrade con i nuovi guard rail

L’ingegner Mariano Pernetti, docente all’Università di Napoli della cattedra di Costruzioni di Strade, Ferrovie e Aeroporti, è stato intervistato da Il Fatto Quotidiano per commentare il provvedimento approvato: “Questa metamorfosi non si limita a un semplice aspetto formale, che porta a ridefinire al ribasso le responsabilità degli operatori del settore, ma introduce un effettivo abbassamento degli standard di sicurezza”.

Il Ministero delle Infrastrutture scrive quanto segue: “Evitare, nel rispetto delle condizioni d’urto contemplate nella norma Uni EN 1317-2, la fuoriuscita della piattaforma stradale”. Spiega però Pernetti: “Se l’urto, a parità di energia trasversale, avviene in condizioni diverse da quelle contemplate non si è tenuti ad assicurare il contenimento. Vengono così ridotti i livelli minimi di contenimento delle barriere”.

Ma c’è di più: “Non viene imposta la necessità di adoperare barriere più robuste (classe L) sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali. Questo tipo di barriere sono le uniche che danno certezza del corretto contenimento delle autovetture tipo Audi, Bmw etc. Quelle attualmente previste danno ‘certezza’ alle sole autovetture tipo Fiat Punto, Opel Corsa etc. Sulle strade locali extraurbane si adopera un livello di contenimento che non è assolutamente adatto per contenere i piccoli autocarri e i furgoni a pieno carico”.

Queste parole evidenziano quanto il decreto del Governo abbia molte falle e che a rimetterci sono i cittadini e le loro sicurezza sulle strade. Entro pochi giorni sarà efficace e l’interrogazione parlamentare di Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle) al Ministro Maurizio Lupi presentata il 22 dicembre scorso è finora caduta nel vuoto.