Benzina e diesel alle stelle: il 65% del prezzo è solo per le tasse

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(getty images)

Secondo uno studio effettuato da Assopetroli-Assoenergia, in collaborazione con la Figisc-Anisa Confcommercio, il 64,45% del prezzo della benzina per auto è costituito da tasse. I due terzi del prezzo di un litro di carburante viene pagato solo per le accise e l’Iva, cioè per il carico fiscale imposto dallo Stato.

Il consumatore italiano nello scorso mese di dicembre ha pagato la benzina 25,7 centesimi di euro/litro in più rispetto alla media dell’Unione Europea, mentre per il gasolio l’aggravio è di 23,7 centesimi di euro/litro. Ancora una volta l’Italia è la maglia nera del Vecchio Continente, dove la percentuale media del prelievo fiscale sui carburanti è del 58,45%, in base ai dati ufficiali rilasciati dalla Commissione europea e dal Ministero per lo Sviluppo Economico italiano.

 

I prezzi superlativi di benzina e gasolio nel Bel Paese sono frutto di una pluridecennale serie di interventi governativi che, non sapendo dove attingere fondi (soprattutto per le calamità naturali), hanno spremuto fino all’osso gli automobilisti e il settore automobilistico in genere. A cominciare dalla prima accise risalente agli anni Trenta, quando Benito Mussolini impose 1,90 lire al litro in più per finanziare la guerra in Etiopia. Senza dimenticare che dal 1999 ogni Regione può imporre ulteriori accise autonome sul prezzo dei carburanti.

E per il 2015 sono previste ulteriori accise: dovrebbe cessare quella introdotta il 21 giugno 2013 che ha determinato un aumento di €/litro 0,0024 più IVA, ma altre nove accise dovrebbero pesare sulle tasche degli automobilisti italiani. Per 75 milioni di euro che dovrebbero essere risparmiati in conseguenza del primo provvedimento citato, ci sarà un aumento degli introiti per 671,1 milioni di euro per il 2015 (oltre a altri 17,8 milioni dal febbraio 2016).

 

 

Di seguito l’elenco completo delle accise applicate sul prezzo di un litro di carburante:

1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
0,0089 euro per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
0,02 euro per far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012.