MotoGP, Valentino Rossi: ecco la differenza tra Jeremy Burgess e Silvano Galbusera

Valentino Rossi è convinto che stia vivendo il momento migliore di tutta la sua carriera nella MotoGP, dopo aver chiuso con il secondo posto in classifica il Motomondiale 2014. Ma sa anche che i suoi rivali di oggi, Marc Marquez e Jorge Lorenzo, sono i più forti e temibili che abbia mai dovuto affrontare. Lo dichiara lui stesso in un’intervista ai colleghi di Autosport, nel corso nella quale ha rivelato che il suo ritorno alla competitività dopo tre anni di “magra” è frutto di duro lavoro: mai prima d’ora – dice il Dottore – si era impegnato così tanto nel tentativo di automigliorarsi.

 

Valentino Rossi (Getty Images)
Valentino Rossi (Getty Images)

Una stagione di grandi cambiamenti

A chi gli chiede se il Valentino di oggi sia il migliore di sempre, il 35enne di Tavullia risponde: “Per me, sì. E’ difficile spiegarlo, ma quest’anno ho lavorato molto su tutti i piccoli dettagli”. Il punto – prosegue – è che “tutto è cambiato. Innanzi tutto, sono cambiati i miei rivali: sono più giovani e molto più forti che in passato. Io sono più vecchio, ma mi sento nel pieno delle mie forze”. Poi aggiunge: “Anche la moto è cambiata, gli pneumatici e i sistemi elettronici sono molto diversi e specialmente lo stile di guida si è trasformato rispetto a 10 anni fa”.

Ma i cambiamenti non spaventano il Dottore. “Mi piacere cercare di migliorare – dice – , fa parte del gioco”. Alla fine del 2013, Rossi si era imposto un limite di sei gare nella stagione 2014 per decidere se valesse la pena di continuare nella MotoGP.

Il fatto di aver ottenuto risultati tanto buoni da soddisfare i suoi stessi standard lo ha reso “molto felice e orgoglioso”, afferma. “E’ stata una stagione particolarmente buona perché sono riuscito a migliorare di molto la mia velocità e i risultati rispetto allo scorso anno”, dichiara il Pesarese. “Quello era un obiettivo molto importante per me, perché dovevo decidere se andare avanti o fermarmi”.

Il resto è storia. “E’ stato un anno che mi ha dato grandi soddisfazioni. Ho portato a termine tante ottime gare e belle battaglie”.

L’importanza della tecnica

Il discorso cade poi sui metodi di lavoro. Secondo Rossi, quelli del suo ex capotecnico Jeremy Burgess non erano più adatti alla MotoGP. “Per me è stata una decisione molto difficile – dice riferendosi alla sostituzione di Burgess con Silvano Galbusera – , innanzitutto per via del nostro rapporto personale, dato che abbiamo trascorso tanto tempo insieme”.

“E’ stata una decisione coraggiosa – sottolinea – , ma ero abbastanza convinto di quello che facevo, specialmente perché oggi il modo di lavorare in MotoGP è diverso rispetto al passato. Oggi tutte le squadre e tutti gli ingegneri dialogano con il pilota, ma poi passano un sacco di tempo al computer per analizzare tutti i dati, e in seguito modificare i setting sulla base delle sensazioni del pilota, ma anche dei riscontri della telemetria”. “Per me – conclude – è questa la grande differenza”.